La psicologia del posto a sedere: come influenza partecipazione ed esperienza dell'evento
A
È parte dell’esperienza dell’evento ed è un fattore che influenza il benessere, l’attenzione e il coinvolgimento del partecipante. Quello del posto a sedere in sala è un tema affatto banale, ma spesso poco considerato dagli organizzatori, che tendono a focalizzarsi sui mille aspetti dell'evento ritenuti più importanti. Eppure, un posto non vale l’altro: personalità diverse si trovano a proprio agio in collocazioni diverse, e meeting con obiettivi diversi necessitano di configurazioni delle sedute diverse.

Sessione plenaria vs meeting di gruppo
A sostenere che tutto cominci dal posto a sedere è un post di Kate Bartlett sul blog di Social Tables, la quale distingue fra due casi principali: quello della sessione plenaria di un evento, dove la finalità è trasmettere obiettivi, conoscenza e spirito di squadra, e quello di un meeting per un gruppo limitato di persone, dove invece obiettivi, conoscenza e spirito di squadra sono creati attraverso la discussione e il dibattito.

La libertà di scelta determina l’esperienza
Nelle sessioni plenarie, grandi o piccole che siano, i partecipanti devono essere a proprio agio nella sala dei lavori per poter dedicare attenzione ai contenuti dell’evento, spiega la Bartlett. E se l’audience è composita occorre fare in modo che ognuno possa ascoltare il messaggio nel modo che gli è più consono e che più risponde alle proprie caratteristiche personali. Perché cià accada bisogna lasciare ai partecipanti libertà di scelta su dove sedersi: non solo nel senso di quale poltrona, ma anche di quale tipologia di seduta.

Il posto ideale per gli introversi e per gli estroversi
Il mondo, dice la Bartlett, si divide in estroversi e introversi: gli estroversi sono influenzati dall’ambiente che li circonda, sono socievoli e a proprio agio anche in situazioni nuove, sono energici e dinamici nelle relazioni con gli altri. Sono le persone che scelgono di sedersi in prima fila, nelle posizioni più visibili, e che prediligono le configurazioni “lounge” per condividere il divano  e lo spazio con qualcun altro. Gli introversi, invece, non subiscono il fascino dell’ambiente esterno e meditano ogni decisione, anche quella di dove sedersi. In una sessione di contenuti sono quelli che prendono appunti per assorbire meglio le informazioni e che tendono a cercare postazioni con tavolo e sedia, dove lo spazio personale è ben delimitato, evitando accuratamente il divano condiviso. Per questo, è la tesi, offrire ai partecipanti il tipo di posto che è loro più congeniale contribuisce fin da subito a influenzarne positivamente l’esperienza.

Il posto a sedere può stimolare aggressività o collaborazione
Diverso il caso dei meeting di gruppo, dove la configurazione delle sedute e il posto occupato al tavolo di lavoro influenzano le modalità di partecipazione delle persone. Per esempio, indica la Bartlett, studi di psicologia sostengono che chi siede a capotavola tende ad assumere un atteggiamento di leadership. Tavoli quadrati sono ritenuti adatti per sessioni di dibattito o negoziazione dove un po’ di piglio è necessario, perché posizionarsi direttamente di fronte a qualcun altro “isola” dagli altri e stimola gli aspetti più “combattivi” delle persone. Se l’obiettivo del meeting è invece generare collaborazione, discussione e team building la soluzione migliore è sedere intorno a un tavolo rotondo: nessuno ha un posto “di potere”, non ci sono lati di contrapposizione e le persone siedono l’una accanto all’altra senza soluzione di continuità.

Commenta su Facebook

Altro su...

Event management