Deficit di trasparenza nelle gare degli enti pubblici: PR Hub allerta l'Autorità anticorruzione su 8 punti di criticità
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Bandi fatti su misura per “i soliti noti” che puntualmente si aggiudicano commesse pubbliche, tempi di presentazione dei documenti impossibili da rispettare, ribassi vertiginosi: queste le prassi consolidate che scoraggiano le imprese oneste dal prendere parte alle gare che Stato, Regioni, Comuni e altri enti pubblici indicono per appaltare servizi di comunicazione.

A denunciarlo, con una lettera indirizzata al ministro dei Lavori pubblici Graziano Delrio e al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) Raffaele Cantone, è Andrea Cornelli per conto di PR Hub, la piattaforma partecipativa delle agenzie di relazioni pubbliche e comunicazione aderente ad Assocom di cui è coordinatore. La lettera arriva in un momento decisivo in tema di gare pubbliche: è infatti in corso la stesura dei decreti attuativi legati al decreto legislativo sul codice degli appalti pubblici ed è in scadenza la consultazione pubblica indetta dall’Autorità anticorruzione su alcuni articoli del codice, tra i quali le procedure di aggiudicazione degli appalti sotto la soglia comunitaria (un milione di euro) e sull’offerta economicamente più vantaggiosa.

“Il deficit di trasparenza delle gare di comunicazione pubblica non è solo un problema di legalità e di correttezza del mercato, ma coinvolge anche il diritto del cittadino a essere informato in modo chiaro ed efficace dalla pubblica amministrazione ed è quindi in ultima analisi un problema di democrazia” scrive Cornelli. “Il decreto legislativo che riscrive il codice degli appalti è un’occasione storica per affermare i principi di professionalità, trasparenza e corretto utilizzo del denaro pubblico. Chiediamo regole chiare e certe, libero accesso ai dati e agli atti, tempi congrui per lo svolgimento delle gare, un controllore che controlli davvero. Strumenti che ci consentiranno di poter partecipare alle gare pubbliche essendo certi di competere ad armi pari con gli altri attori presenti sul mercato” conclude Cornelli.

A integrazione della lettera, PR Hub ha quindi presentato a Cantone e Delrio una proposta in 8 punti per disciplinare le gare pubbliche di comunicazione e garantirne il corretto svolgimento. Eccoli.

1. Impedire che i capitolati per le gare di servizi vengano redatti “ad hoc”, in modo da far vincere un determinato soggetto, introducendo strumentalmente richieste di requisiti e sbarramenti che scoraggino i concorrenti. I requisiti devono essere chiari e credibili per evitare, come spesso accade, che rendano impossibile la partecipazione alle aziende del comparto.

2. Divieto di prevedere sbarramenti che precludano la partecipazione alle gare pubbliche ad aziende nuove o che vogliano entrare in un ambito dove non hanno mai operato. La rimozione di vincoli di fatturato o di caratteristiche specifiche (ad esempio, aver operato nell’ambito oggetto della gara) non andrà a detrimento del servizio che sarà fornito da chi si aggiudicherà il bando se la selezione avverrà in maniera trasparente, ma consentirà ad attività “giovani” e a startup di competere – e vincere, se meritevoli – al fianco di grandi agenzie.

3. Prevedere termini temporali adeguati tra la pubblicazione della gara e la consegna degli elaborati, in molti casi ridotti al minimo (14 giorni per consegnare documentazioni corpose). Utile sarebbe vietare di bandire gare nei periodi di agosto e fine dicembre, e stabilire ex ante tempi certi per l’apertura delle buste (procedura che a volte viene esperita anche 6-12 mesi dopo la presentazione della documentazione). Prevedere, inoltre, una valutazione stringente da parte dell’ANAC delle motivazioni di urgenza nel caso in cui la stazione appaltante bandisca una gara in tempi ristretti.

4. Porre un limite al ribasso economico per le forniture sotto il milione di euro (per le quali è valido il criterio del minor prezzo) e stabilire che i collaudi sulle forniture vengano affidati a figure estranee alla stazione appaltante (per esempio all’ANAC). L’obiettivo è quello di scongiurare i ribassi eccessivi praticati nella certezza che il committente non effettuerà mai alcun controllo adeguato.

5. Prevedere l’obbligo di pubblicazione degli atti di gara sul sito della stazione appaltante o dell’ANAC (salvo pochi e determinati casi di riservatezza legati alla sicurezza nazionale e comunque fatte salve le garanzie relative alla privacy), per evitare che concorrenti poco corretti si oppongano con argomentazioni strumentali all’accesso agli atti che li riguardano, vanificando ogni possibilità di valutare le decisioni assunte.

6. Individuare strumenti per evitare ricorsi temerari contro gli aggiudicatari (se vige la massima trasparenza, chi ricorre deve essere consapevole di incorrere nel rischio di sanzioni o di essere condannato a pagare le spese sia amministrative che di giudizio).

7. Prevedere, nelle gare dedicate alla comunicazione e alle relazioni pubbliche, la simulazione del progetto oggetto del bando, come già richiesto per esempio dal Parlamento europeo. La simulazione costituisce una discriminante fondamentale affinché un progetto di natura prevalentemente intellettuale non si giochi soltanto sulla capacità di fare gare o sul patrimonio relazionale di ciascuno, ma sulla creatività e sulle competenze strategiche.

8. Demandare a un soggetto terzo, per esempio all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l'elaborazione di un documento annuale sullo stato dell’arte delle gare esperite nella PA. Il dossier avrebbe lo scopo di rilevare lo stato dell’attività (quante gare, che tipologia di servizi, quante amministrazioni se ne sono dotate, quali attori hanno partecipato) e certificare il percorso di trasparenza raggiunta.

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