Il viaggio come antidoto all’intolleranza: chi vede il mondo è più aperto verso gli altri
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Finora rilevata per lo più a livello intuitivo, la correlazione diretta che esiste fra l’azione del viaggiare e il livello di apertura mentale verso “gli altri” è ora stata confermata con dati statistici. L’indagine Value of Traveling, che il portale Momondo ha condotto su 7.200 persone in 18 paesi, indica infatti che più le persone viaggiano più il loro atteggiamento verso persone nuove e culture diverse dalla propria diventa positivo.

Banale? Non esattamente, visto che l’indagine ha rilevato anche che il livello di intolleranza verso gli altri, i diversi da sé, si sta alzando: metà degli intervistati ritiene che in generale si sia oggi meno tolleranti verso altre culture rispetto anche solo a 5 anni fa. Per contro, dice lo studio, chi ha visitato molti paesi (più di 40) è più portato a fidarsi delle persone che incontra per la prima volta rispetto a chi ne ha visitati pochi (meno di 5).

I più grandi viaggiatori sono gli europei, in particolare quelli provenienti dal nord del continente: ha visitato più di 10 paesi esteri il 51% dei norvegesi, il 44% dei danesi, il 41% degli svedesi, il 35% dei britannici e il 32% dei tedeschi. Gli italiani si attestano al 28%, gli americani sono all’11%. Chi viaggia meno all’estero, o se non altro ha basse percentuali di cittadini che hanno visto più di 10 paesi diversi dal proprio, sono messicani, brasiliani, russi, sudafricani e turchi.

Secondo lo studio, i benefici del viaggiare in termini di maggiore apertura verso altre culture, religioni e verso la diversità in genere sono statisticamente rilevanti a prescindere da età, genere e livello di istruzione e di reddito di chi viaggia. Tre quarti degli intervistati ne hanno riconosciuto l’effetto sulla propria percezione personale, e più di metà ritiene che se tutti viaggiassero di più nel mondo ci sarebbero meno intolleranza e pregiudizi.

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