L’amnesia digitale aiuta la creatività: ecco perché dimenticare i dettagli fa spazio a nuove idee
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Appuntamenti, numeri di telefono, nomi di clienti, ma anche informazioni di business, presentazioni, contenuti professionali: tutto o quasi tutto è ormai affidato ai dispositivi digitali, e sempre meno persone sono in grado di ricordare le piccole e grandi cose della vita lavorativa quotidiana. E se la memoria digitale infiacchisce quella umana – il fenomeno è stato definito amnesia digitale, che è l’incapacità di ricordare le informazioni affidate a un dispositivo – a guadagnarci potrebbe essere la creatività.

Lo dice Kaspersky Lab, che ha condotto uno studio in 6 paesi europei fra cui l’Italia per scoprire che il sovraccarico di informazioni da memorizzare riduce la capacità di avere nuove idee e pensare in modo creativo, mentre al contrario utilizzare computer, smartphone e tablet come “archivio” di una parte di queste informazioni contribuisce a liberare ispirazioni e idee altrimenti congelate.

Più della metà degli italiani intervistati in ambito professionale ha infatti affermato che la propria creatività è inversamente proporzionale alla quantità di dati che si trova a dover memorizzare. Per contro, tre quarti degli intervistati vogliono conservare quei dati, perché li ritengono alla base della creatività futura. La soluzione ovvia, nell’era dell’iperconnessione, è quindi quella di “esternalizzare” parte dei ricordi affidandoli ai dispositivi digitali.

“La creatività si colloca nella nostra ‘working memory’ a breve termine, dove le informazioni vengono temporaneamente conservate per l’elaborazione, il ragionamento e l’apprendimento” spiega il docente di business psychology Gorkan Ahmetoglu nel report di Kaspersky Lab. “La memoria di lavoro si avvale della conoscenza più profonda e sedimentata, cioè quella che abbiamo archiviato nella memoria a lungo termine, per trovare gli spunti che danno origine alla scintilla della creatività”.

L’amnesia digitale ha quindi il vantaggio di liberare spazio per il pensiero creativo, mentre la memoria digitale accumula informazioni preziose: il 69% degli intervistati ha affermato che alcune delle proprie migliori idee sono derivate da informazioni dimenticate, ma conservate nei dispositivi digitali. E poi, dice Ahmetoglu, “le persone tendono a distorcere, dimenticare o ricordare in modo selettivo le informazioni che conservano nella memoria a breve e addirittura a lungo termine, e la creatività può essere ostacolata da questa inaccuratezza”. La memoria digitale, invece, conserva i dati intatti e, in più, consente di condividerli. Non tutto il male viene per nuocere, sembra quindi suggerire Kaspersky Lab. L’amnesia digitale ne è la conferma.

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