Osservatorio congressi ed eventi: a rischio la misurazione del valore economico, gli operatori non vogliono fornire i dati
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Il tanto atteso e auspicato studio di valore economico del settore eventi forse non si farà, perché gli operatori non vogliono fornire i dati necessari per elaborarlo. È la sconcertante notizia che arriva dalla convention di Federcongressi&eventi che si è appena tenuta a Bologna, durante la quale il presidente Mario Buscema ha aggiornato i partecipanti sugli sviluppi della seconda edizione dell’OICE (Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi), la cui pubblicazione è prevista per il prossimo giugno.

A cosa serve l’Osservatorio
La prima edizione dell’Osservatorio, presentata lo scorso novembre, ha rilevato che nel 2014 in Italia sono stati organizzati 309mila eventi – il 9% dei quali internazionali – per un totale di 25,5 milioni di partecipanti, approfondendone tipologie, committenti, sedi di svolgimento, provenienza dei partecipanti. Uno strumento strategico, dunque, per dare una dimensione al settore e valorizzarne le caratteristiche di comparto produttivo con significativi volumi di attività.

Il valore economico per contare qualcosa
Ma la sola dimensione quantitativa non è sufficiente: come tutti i settori, anche quello degli eventi deve poter dare i numeri del proprio valore economico per contare qualcosa ed essere preso in considerazione dalle istituzioni quando decidono come e dove investire per supportare imprese e filiere produttive. E la seconda edizione dell’Osservatorio promosso da Federcongressi&eventi si propone proprio misurare il valore economico degli eventi raccogliendo, anche in forma aggregata, i dati di fatturato delle sedi che li ospitano, cui è stata garantita la riservatezza delle informazioni raccolte dalla scuola di economia dell’Università Cattolica che conduce lo studio.

Le ragioni dello sconcerto
E invece, ha annunciato Gabriella Gentile del comitato esecutivo dell’associazione presentando i primi dati del monitoraggio in corso, il 78% delle sedi che hanno finora compilato i questionari di rilevazione non è stato disponibile a fornire i propri dati di fatturato legati agli eventi. La notizia è sconcertante per due ragioni. La prima è che i bilanci delle imprese, o perlomeno quelli delle società di capitali, sono pubblici e quindi facilmente reperibili da chiunque presso le camere di commercio o il registo imprese. Non volerli fornire dà solo l’impressione di poca trasparenza. La seconda è che gli operatori, tutti d’accordo nel sostenere l’importanza di uno studio di valore economico e sempre pronti a chiedere maggiore considerazione dalle istituzioni, rifiutano di fornire quell’unico dato che avrebbe il potere di cambiare le carte in tavola.

Troppo bassa la partecipazione
Per redigere l’Osservatorio sono stati inviati questionari di rilevazione dell’attività 2015 a 6.100 sedi per eventi di tutta Italia. L’attività è partita il 1° marzo e si concluderà a fine aprile. Al momento hanno risposto solo 240 sedi, e la bassa partecipazione è di per sé un dato scoraggiante, che vanifica qualsiasi sforzo per dare peso e visibilità a un settore che però continua a lamentare di essere ignorato dalla politica e dalle istituzioni.

I dati preliminari
Fra chi ha già risposto ai questionari di rilevazione, il 53% sono alberghi, il 18% dimore storiche, il 19% centri congressi e sedi fieristico-congressuali e il 10% altri tipi di spazi. Oltre il 50% delle risposte proviene da Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Toscana. Dall’analisi di questi primi dati emerge che le tariffe applicate dal 74% delle sedi per eventi nel 2015 sono rimaste invariate rispetto al 2014 (il 14% le ha aumentate e il 12% le ha ridotte), mentre i fatturati risultano al 47% in crescita, al 41% invariati e solo nel 12% dei casi in diminuzione. Più della metà delle sedi (il 58%) ha effettuato nel 2015 investimenti a favore del congressuale: in primis nelle tecnologie, poi nei servizi e nelle strutture, e infine nelle risorse umane.

I dati delineano dunque un primo quadro positivo di moderata crescita, considerando soprattutto che quasi metà delle sedi ha registrato nel 2015 aumenti di fatturato rispetto all’anno precedente. Peccato quindi che i dati di incremento siano espressi solo da percentuali e che l’effettiva dimensione economica dei congressi e degli eventi che si svolgono in Italia rischi di non poter mai emergere.

Margherita Franchetti

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