Cambiare lavoro: 5 cose da sapere su come viene selezionato un curriculum
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È, in fin dei conti, uno strumento di marketing, la cui principale funzione è quella di catturare l’attenzione di chi lo legge per fare ottenere a chi l’ha scritto un colloquio di lavoro. Il curriculum è la “prima impressione” che un’azienda ha di un potenziale candidato, e per essere efficace deve essere costruito in modo da superare il primo scoglio, cioè il processo di selezione.

A raccontare questo processo, indicando come e perché un curriculum viene considerato o scartato, è Tony Beshara, decano americano dell’head hunting che nella sua carriera ha intervistato personalmente 26mila candidati, trovando un lavoro a più di 10mila. “Ogni settimana leggo personalmente almeno 200 curriculum”, scrive Beshara su LinkedIn, “e quello che racconto non è teoria, ma realtà”. Ecco quali sono, secondo lui, i 5 errori più comuni in cui le persone incappano quando scrivono il proprio curriculum.

Il curriculum è sopravvalutato
Chi è alla ricerca di un nuovo lavoro deve certamente avere un curriculum, ma la maggior parte delle persone tende a sopravvalutarne il valore e la funzione, dice Beshara. Il curriculum deve essere ben fatto, ma come lo si usa per ottenere un colloquio è forse più importante di come lo si scrive.

La media dei 10 secondi
Non tutti sono consapevoli che il curriculum medio viene “letto” in circa 10 secondi. Chi lo scrive tende a pensare che le aziende – che sanno quello che fanno – analizzeranno il suo curriculum in dettaglio, leggendo e soppesando ogni parola. La realtà è ben diversa, visto che generalmente i reclutatori gli danno solo una scorsa veloce, verificando soprattutto se riconoscono le aziende dove il candidato ha lavorato in precedenza, la durata degli incarichi pochi altri dati. Potranno poi leggerlo più approfonditamente in un secondo tempo, ma se il curriculum non attira la loro attenzione nel giro di 10 secondi, è possibile che venga archiviato per sempre.

Un numero più alto di quanto si creda
È un fattore di cui tenere conto: il numero di curriculum che arrivano ai recruiter aziendali è molto più alto di quanto si creda. L’avvento dell’email ne ha reso facilissimo l’invio: gli uffici del personale sono inondati di curriculum anche quando non ricercano alcun profilo, ed è molto comune che per ogni posizione aperta ricevano almeno 200 o 300 candidature. Distinguersi dalla massa diventa quindi imperativo.

I contenuti giusti e quelli sbagliati
È fin troppo frequente, dice Beshara: perfino i professionisti più esperti inseriscono nel proprio curriculum il contenuto sbagliato. Il problema secondo Bashara è che le persone tendono a scrivere curriculum comprensibili a loro stessi invece che alle persone cui sono diretti, cioè i responsabili del personale o i recruiter che possono convocarli per un colloquio. Un errore altrettanto frequente è quello di inviare a tutti la stessa versione del curriculum; meglio invece “declinarlo” ad hoc per le diverse opportunità e i diversi contesti.

I format che distraggono
Un ambito dove è meglio tenere a bada la creatività è quello del format del curriculum. Sembra banale, ma Beshara assicura che non lo è, perché la maggior parte dei curriculum non viene nemmeno letta a causa di format che distraggono l’attenzione. Anche se consigliata da “esperti”, qualunque impostazione che non rispetti le due regole fondamentali di semplicità e chiarezza farà cestinare il curriculum. La prima selezione si fa sulla lunghezza (più di due pagine sono un deterrente alla lettura), ma anche curriculum che cominciano, per esempio, con un paragrafo intitolato “sintesi” hanno buone probabilità di essere cestinati.

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