I robot entrano nel travel e i consumatori approvano: Connie e Chihira Kanae aprono le porte all’intelligenza artificiale
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Connie di IBM

Chihira Kanae di Toshiba

C’è Connie, il divertente robottino concierge sviluppato da IBM che sta imparando a interagire con gli ospiti e a rispondere alle loro domande alla reception dell’Hilton McLean, in Virginia. E poi c’è Chihira Kanae, l’androide quasi umano di Toshiba che la scorsa settimana è stato presentato all’ITB di Berlino lasciando il pubblico a bocca aperta per le sue performance linguistiche e “cognitive”. Due diversi approcci, quelli di IBM e Toshiba, ma un unico filo conduttore, quello della robotica e dell’intelligenza artificiale applicate al mondo del travel.

Il tema è attualissimo, e i consumatori sono sul pezzo: una ricerca di Travelzoo, condotta su 6mila viaggiatori di 4 continenti, indica che l’80% delle persone prevede che entro il 2020 i robot avranno un ruolo rilevante nella loro vita quotidiana e che più del 60% sarebbe a proprio agio con i robot anche come parte della propria esperienza di viaggio. L’idea di interagire con un robot – che abbia o meno le sembianze di un essere umano – in albergo, in aeroporto o in qualunque altro luogo di viaggio piace più in certi paesi che in altri: francesi e tedeschi sono i più refrattari, per esempio, mentre cinesi e brasiliani i più entusiasti, soprattutto perché convinti che l’intelligenza artificiale migliorerà la loro vacanza.

La percezione dei consumatori è che i robot porteranno miglioramenti in termini di efficienza generale, saranno più bravi degli umani a gestire i dati e a parlare le lingue, avranno una capacità mnemonica superiore e l’indiscutibile vantaggio di essere infaticabili. L’idea che un robot assista i passeggeri durante un volo o una crociera non piace granché, ma la maggior parte degli intervistati accetterebbe di buon grado un robot come portiere d’albergo, come addetto al check-in o al servizio in camera oppure come cameriere al ristorante.

“Dalla ricerca emerge chiaramente che la maggior parte delle persone è aperta all’introduzione dei robot nell’industria dei viaggi” dice il presidente europeo di Travelzoo Richard Singer.  “I robot diventeranno preso baristi e maggiordomi, ma la ricerca dice anche che i consumatori continueranno a volere interagire anche con gli umani, e che ci dovrà essere un giusto equilibrio” spiega Singer. “Se il settore del travel non saprà rispettare il desiderio dei clienti di avere un ‘contatto umano’ significativo di potrebbe generare un fenomeno di ‘robofobia’, mettendo a rischio gli enormi benefici che l’intelligenza artificiale, se utilizzata con giudizio, potrà invece apportare”.

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