5 convinzioni errate sul mercato degli eventi indiano e sul suo potenziale per l’incoming
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Protagonista di una rapida crescita economica – in questo momento più solida di quella della Cina – l’India è uno dei mercati internazionali ad alto “potenziale di eventi” cui destinazioni e agenzie europee guardano con più interesse. Attualmente l’India è il 10° maggiore mercato al mondo per viaggi di lavoro (legati o meno ad eventi), e le stime più recenti indicano che entro i prossimi 5 anni sarà fra i 5 maggiori mercati emissori di meeting, eventi e viaggi incentive.

Negli ultimi anni le aziende indiane hanno esteso i propri bacini di mercato, ampliato le reti di vendita, potenziato i canali distributivi: si è quindi consolidata, forte, l’esigenza di motivare e incentivare dipendenti, agenti commerciali, dealer, clienti. Le agenzie indiane che si occupano di eventi corporate ricercano partner, idee e destinazioni da proporre ai propri clienti.

Una ricerca diffusa un paio di anni fa da tmf dialogue marketing indicava che fra le aziende indiane che organizzano eventi, il 26% ne organizza 10-30 l’anno, il 6% ne organizza più di 30 e il 68% ne organizza fino a 10. In media, diceva la ricerca, le aziende indiane che hanno attivato programmi di incentivazione arrivano a organizzare circa 8-12 gruppi l’anno, con circa 200/300 persone per gruppo.

Mercato ad alto potenziale, dunque, sul quale però gli operatori europei si sono fatti anche qualche idea inesatta. A dirlo è MICE India & Luxury Travel Congress, la fiera del settore eventi in programma a fine luglio a Mumbai, che “corregge” le 5 – a suo parere – più diffuse false convinzioni sui comportamenti degli indiani in termini di eventi outbound. Eccole.

Gli indiani viaggiano e portano eventi solo in destinazioni a breve raggio
Falso, smentisce la fiera. Degli indiani che hanno viaggiato nel 2015, il 40% lo ha fatto per motivi di lavoro, il 20% per leisure, il 20% per motivi familiari e il 20% per motivi studio. E le destinazioni più richieste sono state Regno Unito, Stati Uniti, Australia ed Emirati Arabi, nessuna delle quali è da considerarsi a breve raggio.

Gli indiani hanno ancora poca familiarità con gli eventi di business
Sono circa un 1,5 milioni l’anno gli indiani che si recano all’estero per partecipare a eventi di business, facendo del proprio paese, in proiezione futura, uno dei maggiori mercati emissori di meeting e incentive.

Il mercato indiano dei matrimoni all’estero non è così promettente
Invece, secondo la fiera, il numero di coppie indiane che scelgono di sposarsi all’estero è in crescita vertiginosa. Certo non tutte hanno budget da 20 milioni di euro, ma i matrimoni indiani sono veri e propri eventi che possono durare anche diversi giorni. Fra le destinazioni più ricercate l’Italia, gli Emirati, Bali e la Thailandia.

Gli indiani spendono poco
Il magazine indiano Economic Times Travel stima che nel 2019 la spesa delle aziende indiane per il travel (business ed eventi) raggiungerà i 45 miliardi di dollari e che entro il 2015 gli indiani arriveranno a spendere per i viaggi leisure 171 miliardi di dollari. Gli indiani sono percepiti come clienti che cercano sempre di negoziare i prezzi ed è vero, dice il MICE India & Luxury Travel Congress, quello indiano è un mercato basato sulla negoziazione. Ma il gioco vale la candela viste le dimensioni, i volumi e le potenzialità del business che l’India porta con sé.

I film indiani sono solo canzonette
I film di Bollywood sono un potente trampolino di lancio per le destinazioni estere, che si fanno così conoscere presso la vasta platea degli indiani “affluent” che viaggiano all’estero. Per esempio, dopo l’uscita nelle sale del film Zindagi Naa Milegi Doba, successo di Bollywood girato in parte in Spagna, l’ente del turismo spagnolo ha ricevuto dall’India 600mila richieste di informazioni per successivi viaggi.

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