Osservatorio Business Travel: aumentano i viaggi d’affari, le aziende si muovono di più in Italia e meno all'estero
A
Continua e si consolida la ripresa iniziata nel 2014, e per prendere sempre più le distanze dalla recessione le aziende italiane puntano meno sui paesi emergenti concentrando invece i propri investimenti sul mercato interno e su quello europeo.

È questo uno dei macro dati più rilevanti emerso ieri in BIT durante la presentazione dell’Osservatorio Business Travel, la ricerca promossa dalla testata Turismo d’Affari di Ediman e condotta dal professor Andrea Guizzardi dell'Università di Bologna coinvolgendo circa 1.000 imprese di differenti settori e dimensioni.

Secondo lo studio lo scorso anno i viaggi d’affari sono aumentati del 3,3% per una spesa complessiva di 19,5 miliardi di euro. Per la prima volta nel “dopo-crisi”, a guidare la crescita non è stato il mercato internazionale ma quello nazionale. Le trasferte entro i confini interni sono infatti aumentate del 3,4%, valore nettamente superiore al +2,9% di quelle versi i paesi esteri. Il cambio di rotta ha coinvolto soprattutto l’area intercontinentale, verso cui i viaggi sono cresciuti solo dell’1,7%.

“Una delle ragioni principali dell’inversione di tendenza è sicuramente l’indebolimento della domanda dei paesi emergenti, Cina su tutti, fenomeno che sembra destinato a durare nel tempo”, commenta Andrea Guizzardi. “Parallelamente il mercato interno è diventato più appetibile, specie per le aziende del terziario, anche grazie alla ripresa di fiducia e alla propensione alla spesa delle famiglie italiane”.

Fatto salvo il crescente interesse per il mercato locale, Stati Uniti e Brasile sono state le destinazioni intercontinentali più richieste dalle aziende italiane, mentre le tensioni politiche hanno fatto crollare la domanda per i paesi africani. Spostando lo sguardo in Europa, le trasferte sono aumentate verso Germania e Francia e diminuite verso la Russia.

L’incremento dei viaggi di lavoro verso destinazioni nazionali ha fatto sì che il mezzo di trasporto con la migliore performance sia stato il treno, a +3,9%, tallonato però dall’aereo, a +3,8%. L’andamento di crescita di entrambi non ha però tolto il primato all’automobile, che è sempre e comunque il mezzo preferito con una quota di mercato del 46,2%.

L'aumento della frequenza dei voli low cost e delle tratte ferroviarie dell'alta velocità ha semplificato la vita dei viaggiatori d'affari, ma ha cambiato la durata delle trasferte. I viaggi di lavoro compiuti in giornata senza pernottamento sono aumentati del 4,5% sia per la facilità di spostamento sia per l’errore di percezione sottolineato da Guizzardi. “I travel manager sono convinti che tagliare il costo dell’albergo si traduca in risparmio e guadagno di produttività. Non considerano, però, che il business traveller che dorme fuori sede dedica non una ma due giornate agli interessi dell’azienda”.

L’aumento della spesa per i viaggi d’affari, iniziato nel 2014 e consolidato nel 2015, sembra destinato ad aumentare nel 2016 fra i 2,5 e i 4,5 punti percentuale. La prospettiva positiva è condivisa da tutti, anche se con differenti livelli di ottimismo. “I travel manager delle imprese del terziario sono più fiduciosi dei colleghi delle industrie che si trovano esposte al rallentamento delle economie emergenti. Per questo a crescere saranno soprattutto la spesa e le trasferte verso Italia ed Europa, i mercati di riferimento del terziario” ha concluso Guizzardi.

© Event Report – riproduzione consentita con credito e link alla fonte

Commenta su Facebook