World Economic Forum, entro il 2020 la quarta rivoluzione industriale cancellerà 5 milioni di posti di lavoro
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I robot e la tecnologia sostituiranno sempre più il lavoro umano ed entro il 2020 (cioè fra soli 4 anni) le macchine intelligenti avranno cancellato 7,1 milioni di posti di lavoro creandone solo 2,1 milioni, con un saldo netto di 5 milioni di futuri disoccupati.

Lo scenario, elaborato sulla base di un'analisi sulle aziende delle 15 principali economie (fra cui Cina, India, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Messico e Usa) che rappresentano il 65% della forza lavoro mondiale, è quello emerso da The Future of Jobs, la ricerca presentata durante la prima giornata del World Economic Forum, il summit di Davos che sino al 23 gennaio vede oltre 2mila tra rappresentanti delle imprese e della politica, giornalisti, intellettuali, leader della società civile e artisti confrontarsi sul futuro del pianeta.

Il tema principale che si sta affrontando sulle alpi svizzere è La quarta rivoluzione industriale, quella in cui stiamo entrando e che, per effetto di innovazioni crescenti nei campi della robotica, della nanotecnologia, della stampa 3D e della biotecnologia, porterà all’aumento massiccio di quella che è definita "disoccupazione tecnologica".

A esserne colpiti secondo il report saranno quasi tutti i settori produttivi perché le nuove tecnologie saranno sempre più smart, capaci cioè di prendere il posto dell’uomo anche per le mansioni più creative e specializzate. L’ambito in cui ci sarà il calo più drastico dell'occupazione sarà quello amministrativo, dove le macchine gestiranno tutte le attività di routine, ma il lavoro umano diminuirà anche nella sanità, nel settore energetico e in quello dei servizi finanziari.

L'aumento dell’automazione aprirà però anche nuovi sbocchi professionali. I settori che avranno più bisogno di personale saranno quelli dell’information technology, dei servizi professionali, dei media e dell’intrattenimento. Le figure più ricercate dalle aziende saranno gli analisti dei dati, necessari per elaborare e rendere fruibile la mole di informazioni prodotta dalle macchine, e i commerciali, venditori con competenze specifiche sui prodotti sempre più tecnologici e con l’abilità di raggiungere i nuovi target cui saranno rivolti.

Me c'è anche chi cerca di ridimensionare la questione mettendola in prospettiva: “Le previsioni dello studio fanno riflettere ma non devono allarmarci oltre misura" dice Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Miano. "Dal punto di vista macro-economico le tre rivoluzioni industriali precedenti (quella del vapore, dell'energia elettrica e della prima informatizzazione) non hanno segnato l’uscita definitiva dal mondo del lavoro di segmenti della popolazione ma piuttosto un cambiamento nel concetto di lavoro, trovando un nuovo equilibrio nell’occupazione, nella tutela sociale, nella creazione e ridistribuzione della ricchezze”.

Per inciso, la disoccupazione tecnologica non dovrebbe colpire più di tanto l'Italia: il report presentato al Forum indica che da qui al 2020 la quarta rivoluzione industriale cancellerà 200mila posti di lavoro, creandone però altrettanti.

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