Censis: nell’Italia dello “zero virgola” turismo e comunicazione digitale hanno continuato a crescere
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È l’Italia dello “zero virgola” quella del 2015, dove gli indicatori economici sono in crescita solo di qualche decimale di punto percentuale, la ripresa non attecchisce veramente e gli italiani continuano a non spendere e a non investire per cautelarsi da possibili rischi. Il Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, presentato venerdì scorso, dipinge un’Italia ancora ferma e timorosa, ma con qualche luce in fondo al tunnel.

Piattaforma di ripartenza per l’intero paese è oggi l’ibridazione, intesa come il mix fra innovazione e competenze tradizionali che sta trasformando i settori produttivi e generando un nuovo stile italiano: ne sono l’archetipo design e moda, dice il Censis, ma anche le filiere della gastronomia, del turismo e della cultura, in grande sviluppo grazie anche al volano delle piattaforme digitali. Vince, in questo momento, chi negli anni delle ristrettezze interne è andato verso l’esterno accettando le sfide della globalizzazione e assumendosene i rischi: a livello nazionale l’export vale oggi il 29,6% del Pil.

In questo scenario il turismo ha continuato a crescere, registrando un costante incremento dei flussi anche negli anni della crisi. Dal 2000 il numero di arrivi è aumentato del 33,3%, raggiungendo nel 2014 i 106,7 milioni, con 378,2 milioni di presenze. L’incremento maggiore riguarda gli arrivi di stranieri: solo nell’ultimo anno sono stati 51,7 milioni (+47,2% tra il 2000 e il 2014) e pesano ormai per il 48,4% del totale. E la platea dei visitatori internazionali è sempre più globalizzata: dal 2010 a oggi sono cinesi, coreani, russi e brasiliani gli stranieri per i quali si registrano gli incrementi più significativi. Anche i turisti italiani sono aumentati del 22,4% nel periodo, per un totale di 55 milioni nell’ultimo anno. Sul fronte della ricettività, nel periodo 2010-2014 gli arrivi nelle strutture extralberghiere (+23,8%) sono aumentati molto più di quelli nelle strutture alberghiere (+16,5%).

Anche l’Italia digitale ha continuato a crescere nonostante tutto: gli utenti di internet sono oggi il 70,9% della popolazione italiana, gli smartphone sono utilizzati regolarmente da oltre la metà degli italiani (il 52,8%) e i tablet da un italiano su quattro (26,6%). Aumenta ancora la presenza degli italiani sui social network, che vedono primeggiare Facebook, frequentato dal 50,3% dell'intera popolazione e addirittura dal 77,4% dei giovani under 30, mentre YouTube raggiunge il 42% degli italiani e Twitter il 10,1%.

Il tema del digitale, spiega il rapporto del Censis, è dominante nonostante l’economia dello “zero virgola”: gli italiani hanno evitato di spendere su tutto, ma non sui media connessi in rete, perché grazie a essi hanno aumentato il loro potere di disintermediazione, che ha significato un risparmio netto finale nel loro bilancio personale e familiare. Usare internet per informarsi, per prenotare viaggi e vacanze, per acquistare beni e servizi, per svolgere operazioni bancarie o entrare in contatto con le amministrazioni pubbliche, ha significato spendere meno soldi, o anche solo sprecare meno tempo: in ogni caso, guadagnare qualcosa. Si sta così sviluppando un’economia della disintermediazione digitale che sposta la creazione di valore da filiere produttive e occupazionali consolidate verso nuovi ambiti. La ricerca in rete di informazioni su aziende, prodotti e servizi coinvolge ormai il 56% degli utenti del web, e gli acquisti su internet il 43,5%, cioè 15 milioni di italiani.

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