Lo stato dei viaggi incentive: 6 indicazioni su come e dove andrà il mercato (americano) nel 2016
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È ritornato a godere di buona salute il settore dell’incentivazione, trainato da un’economia in ripresa e dalla fiducia delle aziende, che hanno ricominciato a investire nei programmi di viaggio budget anche consistenti. E l’accresciuta disponibilità di spesa modifica (in meglio) alcune costanti che negli ultimi anni ci si era abituati a considerare “fisiologiche”, quali la scelta di destinazioni a breve raggio e tempi di programmazione molto brevi.

Questo il quadro – relativo al mercato americano – delineato dalla Incentive Reserch Foundation, che ha publicato nei giorni scorsi i dati della più recente indagine presso un campione di attori del mercato dei viaggi di incentivazione costituito da agenzie specializzate (51%) e responsabili corporate (24%). Ecco i 6 trend di mercato rilevati.

L’economia impatta favorevolmente sui viaggi
Positivo il sentiment dei professionisti dell’incentivazione sull’andamento dell’economia, la prosperità della propria azienda e quindi la possibilità di organizzare viaggi incentive, tanto che il 67% conta di incrementare – anche se di poco – i budget che nel 2016 saranno dedicati alla motivazione del personale.

Più budget per persona
La spesa delle aziende per partecipante aumenta, e gli intervistati si dividono in tre gruppi di budget: il primo (30%) che nel 2016 spenderà dai 2mila ai 3mila dollari per persona; il secondo (29%) con un budget fra i 3mila e i 4mila dollari per partecipante e il terzo, più consistente (36%), che arriverà a spendere più di 4mila dollari per persona per i viaggi di incentivazione.

Cambiano le destinazioni
Alzando il tetto di spesa, si amplia il raggio delle destinazioni da prendere in considerazione. Le aziende americane sono quindi molto più propense a portare i propri dipendenti fuori dai confini nazionali (il 23% indica il cambiamento da destinazione nazionale a destinazione internazionale). Le principali destinazioni internazionali per il mercato incentive americano saranno, oltre agli “scontati” Caraibi e Canada (perché vicini), l’Europa, poi il Messico, l’America centrale e l’America del Sud. Poche le aziende che sceglieranno Asia, Africa e Medio Oriente per i propri programmi incentive.

I tempi di programmazione
Si allungano i tempi di programmazione dei viaggi, per due ragioni. La prima è che l’accresciuta fiducia in un positivo clima economico rende più facile la programmazione a distanza temporale superiore. La seconda è che, con l’aumentare dei budget cresce anche la domanda per strutture e servizi di qualità, il cui numero rimane invece costante sul mercato. Per avere accesso ai fornitori migliori, quindi, il 41% degli intervistati prenota con 7-12 mesi di anticipo e il 45% dichiara di muoversi più di un anno prima della data prescelta per il viaggio.

Il trend della misurazione
È forse l’eredità più significativa che la crisi economica ha lasciato al mercato: misurare i risultati delle attività per dimostrare la bontà della scelta di investimento. Il 72% degli organizzatori intervistati ha dichiarato di misurare i risultati dei propri programmi/viaggi almeno su base annuale, se non addirittura più volte l’anno. Il 24% misura i risultati se e quando richiesto dal management e solo il 5% non fa alcun tipo di valutazione.

Social media e responsabilità sociale: presenti
Con l’affermarsi della generazione dei Millennial nella forza lavoro e tra le fila di chi beneficia dei programmi di incentivazione delle aziende, i social media accrescono la propria rilevanza come canali di comunicazione, e il 52% degli organizzatori li incorpora nei propri programmi. Anche la responsabilità sociale sembra continuare a giocare un ruolo nel contesto dei viaggi incentive: il 42% degli intervistati vi include attività per i partecipanti o elementi di CSR.

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