Con dispositivi e applicazioni per mobile si potenzia la produttività, le aziende italiane hanno recuperato 10 miliardi
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L’introduzione di dispositivi mobili (smartphone e tablet) e di versioni per mobile degli applicativi aziendali (business app) per favorire il lavoro in mobilità dei dipendenti ha consentito alle aziende italiane, nel solo 2015, di recuperare produttività per un valore stimato in 10 miliardi di euro. Il fenomeno si chiama Mobile Enterprise, e si riferisce all’impiego di soluzioni mobile a supporto dei processi di business per ottenere benefici di efficacia ed efficienza quantificabili in moneta sonante.

Per diventare “mobile” le imprese italiane hanno speso nel 2014 ben 2,2 miliardi di euro, e la previsione è che la cifra salirà a 2,5 miliardi nel 2015 per arrivare a 3,3 miliardi nel 2017, con un incremento del 53% in 3 anni. I dati sono quelli dell’Osservatorio Mobile Enterprise della School of Management del Politecnico di Milano, il cui direttore scientifico Alessandro Perego conferma il trend in ascesa. “Il paradigma della mobility è destinato nei prossimi anni a condizionare ogni dinamica di innovazione digitale: dai sistemi informativi alla gestione dei dati e delle informazioni e fino all’organizzazione del lavoro, che dovrà abbattere i rigidi vincoli del quando, del dove e del come si produce valore”.

Per il momento, la maggior parte degli investimenti è ancora legata all’acquisto di smartphone, tablet e computer portatili, che assorbono il 68% della spesa. Alle business app, cioè le applicazioni aziendali specifiche che permettono di usare i dispositivi per lavorare, va il 25% degli investimenti, mentre il 7% viene utilizzato per sviluppare le piattaforme di gestione per scaricare, aggiornare e rendere sicure le business app. “Con le soluzioni mobile ogni figura professionale riesce a essere più produttiva, riducendo le attività a minor valore aggiunto, minimizzando gli spostamenti e abbattendo i tempi operativi” spiega il direttore dell’Osservatorio Paolo Catti.

E se le imprese grandi e medio-grandi si stanno attrezzando, le PMI sono ancora piuttosto indietro: un quarto non ha ancora introdotto in azienda alcun dispositivo mobile (né computer portatili, né smartphone, né tablet) e solo poco più del 25% assegna un grado di priorità alto o medio alto agli investimenti in progetti ICT a supporto della mobility. Il 60%, infine, dichiara di non aver alcun interesse né esigenza di introdurre applicazioni mobili a supporto del business. Colpa dei budget limitati, ma anche della mancanza di direzioni IT interne che stimolino e governino i progetti di innovazione.

“Si conferma il deficit culturale delle nostre PMI nei confronti del digitale” afferma Marta Valsecchi, direttore dell'Osservatorio. “Eppure le PMI italiane dovrebbero avere chiaro che la sfida della competitività non si gioca solo assicurando i prodotti o i servizi migliori, ma anche con processi più agili, con maggiore flessibilità e con decisioni più tempestive grazie a informazioni e dati accessibili con rapidità e in qualunque luogo”.

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