Personal branding, aumentano i professionisti italiani che investono nella propria immagine
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Sono per la maggior parte professionisti, manager e imprenditori e vogliono raccontarsi al mercato comunicando al meglio le proprie competenze per divenire punti di riferimento nei propri settori di attività. Ognuno lo fa con un obiettivo specifico: i professionisti per conquistare i potenziali clienti, i manager per attirare l’attenzione di aziende e potenziali datori di lavoro, gli imprenditori per affermare, in virtù della propria, anche la reputazione dell'impresa che guidano.

Il personal branding, inteso come l’attività di promozione di se stessi finalizzata a darsi un’identità, un posizionamento e una reputazione sul mercato – proprio come accade per i brand commerciali – è una “specialità” in grande richiesta: secondo Stand Out, società di comunicazione specializzata appunto in personal branding, l’80% dei professionisti italiani ha già investito, o vuole investire, i servizi di immagine e reputazione personali.

Stand Out ha interrogato a settembre un campione di circa 800 professionisti, manager e imprenditori che avevano già fruito di servizi di formazione e crescita personale, registrando l’interesse per il personal branding prevalentemente nella fascia di età che va dai 34 ai 56 anni; rispetto alla medesima rilevazione effettuata lo scorso gennaio, la percentuale di chi è interessato a diventare “un brand” è aumentata del 61%.

Non si tratta solo di persone note al grande pubblico, sottolineano a Stand Out: anche un commercialista particolarmente ferrato in una specifica area, o una cake designer che si distingue per creatività vogliono (e possono) diventare “microcelebrità” acquisendo visibilità sui social network e sui media digitali e tradizionali.

“È cambiato il modo di comunicare” dice Gianluca Lo Stimolo, CEO di Stand Out. “Oggi non basta rendersi visibili. Per garantirsi un futuro professionale è necessario divenire direttori marketing di se stessi, e la “microcelebrità” è la dimensione ideale dell’essere conosciuti: una sorta di VIP all’interno di una precisa nicchia, per una specifica comunità, che gode però dei privilegi dell’anonimato al di fuori di essa”.

Gli strumenti per il personal branding sono molteplici: il sito internet personale, i profili social, il posizionamento sui motori di ricerca, le foto diffuse sul web, perfino ebook con i traguardi professionali, oppure con scritti e lavori realizzati. “Il primo passo è identificare il talento e le peculiarità della persona, le ragioni per cui si distingue” spiega Lo Stimolo. “Poi si prosegue con l’immagine, il primo biglietto da visita, che deve essere coerente con il messaggio da veicolare. Successivamente si lavora sugli strumenti online e offline con tecniche di storytelling che raccontano l’unicità del cliente sul mercato”.

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