I paesi più competitivi secondo il World Economic Forum: l’Italia recupera terreno, ma il posizionamento è ancora basso
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Nell’ultimo anno è risalita di 6 posizioni, e ora l’Italia è 43° nella classifica mondiale della competitività, fattore strategico cui sono legati produttività, prosperità e capacità dei paesi di riprendersi dalle congiunture economiche negative. Il posizionamento italiano è ancora il più basso dell’Europa occidentale – Spagna e Portogallo sono più competitivi – ma i segnali sono positivi: le riforme avviate hanno migliorato l’efficienza al mercato del lavoro (ancora molto bassa, al 126° posto) e cominciato a sostenere l’innovazione nelle aziende. La produttività italiana è però ancora sotto la media europea, e per stimolarla il paese deve proseguire sulla strada delle riforme strutturali, facilitare l’accesso al credito e ridurre il debito pubblico.

Il quadro è quello delineato dal World Economic Forum nel Global Competitiveness Report 2015-2016 che misura la competitività di 140 paesi secondo 12 parametri : istituzioni (burocrazia, trasparenza, corruzione, supporto alle imprese, dipendenza del potere giudiziario dal potere politico etc), infrastrutture, contesto macroeconomico, sanità ed educazione primaria, educazione superiore e formazione, efficienza del mercato del lavoro, grado di sviluppo del mercato finanziario, capacità tecnologica, dimensione del mercato, complessità del settore business e innovazione.

Paese più competitivo si riconferma per il settimo anno consecutivo la Svizzera, cui viene riconosciuto il primato per l’alto livello di innovazione, l’efficienza del mercato del lavoro, la sofisticatezza dell’ambiente di business, gli investimenti nella ricerca scientifica, la trasparenza delle istituzioni e la complessiva stabilità dell’economia, durante e nonostante la crisi economica. Al secondo posto c’è Singapore, seguito dagli Stati Uniti. La Germania sale al 4° posto, seguita da Olanda, Giappone e Hong Kong. La Finlandia scende in 8° posizione, prima di Svezia e Regno Unito che chiudono il vertice del ranking.

“La quarta rivoluzione industriale ha fatto emergere settori e modelli di business completamente nuovi, determinando invece il rapido declino di altri” ha affermato il presidente esecutivo del World Economic Forum Klaus Schwab. “Per rimanere competitivi in questo nuovo scenario economico i paesi devono puntare più che mai sui fattori chiave della produttività, cioè talenti e innovazione”.

Fra i maggiori mercati emergenti lo scenario è in gran parte di stagnazione o declino, con qualche eccezione positiva: l’India mette fine a 5 anni di perdita di competitività con un balzo in avanti di 16 posizioni che la porta al 55° posto nel mondo; il Sudafrica rientra fra i primi 50 e si attesta al 49° posto. L’instabilità macroeconomica e le perdita di credibilità delle istituzioni hanno invece nuociuto alla Turchia, che scende di 6 posizioni al 51° posto, e al Brasile, che crolla al 75° posto dal 57° dello scorso anno. La Cina rimane stabile in 28° posizione, confermandosi il paese più competitivo in questo gruppo (la Russia è 45°). Tuttavia, la sua incapacità di migliorare il proprio livello di competitività ne segnala la difficoltà a cambiare la propria economia.

“La produttività lenta, divenuta il ‘new normal’, è una minaccia all’economia globale”, dice l’economista Xavier Sala-i-Martin, fra gli autori del report, “perché rende difficile affrontare temi quali la disoccupazione e la disuguaglianza del reddito. I paesi devono investire in innovazione e riformare il mercato del lavoro per valorizzare il capitale umano e liberare talenti imprenditoriali”.

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