La psicologia delle email: perché le controlliamo così spesso, le implicazioni per il marketing
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Chi è normale controlla la posta almeno una volta ogni 60 minuti. Chi è ancora più normale la controlla più di frequente oppure ce l’ha sempre sotto gli occhi, pronta a distrarre la mente e a inghiottire parte della giornata lavorativa senza che nemmeno ce ne si accorga. Certo, la posta elettronica è lavoro. Ma quella di controllarla ogni momento è diventata un’azione compulsiva, quasi un’ossessione a cui pochi sono in grado di resistere.

Per essere efficace, chi utilizza le email per veicolare i propri messaggi di marketing deve comprendere i meccanismi psicologici che si celano dietro l’ansia di aprire i messaggi e le conseguenze che quest’ansia genera: solo così, sostiene Neil Patel sul blog di HubSpot, si possono creare email che i destinatari vogliano aprire e con cui vogliano interagire al di là dell’”automatismo”. Ecco 5 dei principi di psicologia dell’email identificati da Patel.

Controllare le email crea dipendenza
Le persone agiscono su comportamenti specifici per generare conseguenze specifiche come parte del naturale processo di apprendimento. Nel caso in questione la mente impara che se apre un’email (comportamento) riceve un nuovo messaggio (conseguenza), e un nuovo messaggio genera sempre un’aspettativa. Si possono anche odiare le email, dice Patel, ma il fatto di ricevere un messaggio e di scoprire che cosa contiene è sempre, in qualche misura, fonte di piacere. Quindi non bisogna temere di inviare email di marketing: bisogna solo inviare il giusto contenuto al giusto target per fare in modo che il messaggio confermi il sentiment positivo.

Controllare le email è una distrazione
Anzi: è forse la prima fonte di distrazione sul posto di lavoro. Anche se si pensa di lavorare – in fondo sono email di lavoro – in realtà ci si distrae da compiti più importanti o più urgenti. Chi invia email di marketing dovrebbe porsi come obiettivo quello di distrarre nel modo più produttivo possibile, per esempio inviando messaggi che siano utili al lavoro del destinatario evitandogli il senso di colpa per la distrazione “inutile”.

Controllare le email è un modo di procrastinare
La procrastinazione è parente stretta della distrazione: entrambe impediscono di fare ciò che si dovrebbe fare. E le email sono una delle forme di procrastinazione preferite, perché quando si lavora ci si sente meglio a controllare i messaggi che non a guardare foto di gattini su internet. Inoltre, ci si giustifica dicendosi che guardare i messaggi è solo questione di un minuto, anche se poi i minuti sono sempre molti di più. Il suggerimento è quello di inviare email brevi, che rassicurano perché veloci da leggere, oppure strutturate in diversi passaggi, completando i quali il destinatario ha la sensazione di avere fatto e ottenuto qualcosa.

Le persone controllano l’email più spesso di quanto non credano
Durante un esperimento è stato chiesto a un gruppo di persone quanto spesso controllassero le proprie email. Benché la risposta media sia stata una volta ogni ora, è risultato che di fatto guardavano i messaggi ogni pochi minuti senza nemmeno rendersene conto. Ciò significa che le indicazioni statistiche su quali sono i giorni e le ore in cui è meglio inviare email sono da ridimensionare: la realtà è che le persone guardano le email tutti i momenti, e il messaggio sarà sicuramente visto, indipendentemente da quando lo si invia.

Controllare le email prende un sacco di tempo
Pare che in media le persone trascorrano un quarto della propria giornata lavorativa leggendo o scorrendo la posta elettronica. Tuttavia, per quanto tempo ci possa volere, è innegabile che l’email sia uno strumento di lavoro e che non si possa ignorarlo o farne a meno. Pertanto, chi fa email marketing deve sapere rispettare il tempo degli altri se vuole essere più efficace e dare priorità a 3 elementi quando costruisce il proprio messaggio: chiarezza, leggibilità e brevità. L’email risulterà facile e diretta ed eviterà al destinatario stress e perdita di tempo.

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