Le 3T della creatività: ecco come stanno cambiando il mondo
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È una risorsa rinnovabile ed è il nuovo carburante delle economie avanzate, i cui modelli di sviluppo stanno attraversando una trasformazione epocale che li vede transitare dalla produzione industriale basata sulle risorse naturali all’economia della conoscenza fondata sul capitale umano. La creatività, intesa come il fattore propulsivo da cui hanno origine innovazione e progresso economico, è oggi uno dei principali criteri di misurazione della competitività e della prosperità a livello globale.

Lo sostiene il Martin Prosperity Institute dell’università di Toronto, secondo il quale il nuovo capitalismo creativo è organizzato intorno ai luoghi – città o paesi che attraggono e stimolano la creatività – e non più, come il tradizionale modello di capitalismo industriale, intorno alle aziende. La scuola di management canadese ha quindi elaborato il Global Creativity Index, con il quale identifica le 3 componenti base della creatività e ne analizza la presenza in 139 paesi del mondo, elaborando il ranking dei paesi più adatti a incubare, incoraggiare e sviluppare la creatività.

Il nuovo modello di sviluppo economico alimentato dalla creatività è basato su 3T: tecnologia, talento e tolleranza. La tecnologia porta nuove invenzioni, genera nuovi settori e nuovi processi produttivi, incrementa la ricchezza e il benessere: a definirla sono due indicatori, quello degli investimenti in ricerca e sviluppo e quello relativo al numero di brevetti prodotti in rapporto alla popolazione.

La seconda T è quella del talento, inteso come il prodotto di due fattori: la percentuale di popolazione adulta in possesso di un’istruzione superiore e la percentuale della “classe dei creativi” fra la forza lavoro di un paese. L’era della creatività, sostiene infatti il report, sta sostitutendo le tradizionali suddivisioni sociali del XX secolo con due nuove classi: quella dei creativi e quella dei servizi. La prima, che nei paesi avanzati costituisce il 30-40% della forza lavoro, è composta da tutti coloro il cui lavoro si basa sulla creatività (scienziati, tecnologi, artisti, comunicatori, professionisti del business, della sanità, dell’istruzione, dell’informazione etc). La seconda è invece quella che comprende le professioni di minori competenze e retribuzione, più ripetitive e meno inclini a innovare.

La terza componente è la tolleranza, intesa non come “sopportazione”, ma come genuina apertura alla diversità, vero fertilizzante dello sviluppo economico – al contrario dell’omogeneità, che in termini economici produce invece staticità. I luoghi aperti alla diversità sono aperti anche alle nuove idee e costituiscono un polo di attrazione per creativi e talenti di tutto il mondo, che vi trovano le condizioni ideali per prosperare e generare innovazione, startup, nuove imprese e nuovi settori produttivi. Il grado di tolleranza di un paese è dato dall’apertura sia verso le minoranze etniche e religiose sia verso le persone omosessuali.

A ognuna delle 3T, e addirittura a ognuna delle sue sotto-componenti, è associato un ranking dei 139 paesi considerati. In ambito tecnologia primeggiano Corea del Sud, Giappone, Israele, Stati Uniti e Finlandia, con l’Italia al 25° posto. In tema di talento la leadership mondiale va all’Australia, seguita da Islanda, Stati Uniti, Finlandia e Singapore, e l’Italia è 31°. Infine la tolleranza, che vede ai primi posti Canada, Islanda e Nuova Zelanda, seguite da Australia e Regno Unito. L’Italia guadagna in questo campo un non molto onorevole 38° posto nel mondo.

Il Global Creativity Index, infine, integra il posizionamento dei paesi in relazione a tutte le T, stabilendo la classifica generale della creatività. Al primo posto c’è l’Australia, poi Stati Uniti, Nuova Zelanda, Canada, Danimarca, Finlandia, Svezia, Islanda, Singapore e Olanda. Rispetto al 2011, data della precedente edizione del report, i paesi scandinavi hanno perso posizioni a favore dei grandi paesi anglosassoni, mentre i BRIC si mantengono su posizioni relativamente basse – Brasile 29°, Russia 38°, Cina 62°, India 99°. L’Italia è al 21° posto, a pari merito con Hong Kong.

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