Le competenze trasversali che esprimono il talento: ecco quelle più richieste dal mercato del lavoro
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Sono le cosiddette soft skills, cioè le competenze “intangibili” che definiscono ciò che si è, al contrario delle hard skills, che definiscono invece ciò che si sa fare. E oggi le soft skills, in italiano “competenze trasversali”, sono al centro dell’attenzione del mercato del lavoro quale componente essenziale – e addirittura prevalente – del talento professionale che le aziende cercano e selezionano.

Interrogando 1.600 aziende italiane, la società di recruiting Manpower ha rilevato che le imprese definiscono il talento, cioè quell’insieme di capacità e competenze che rendono una persona “appetibile” sul mercato del lavoro, come un mix di conoscenze tecniche e specialistiche (quelle necessarie a svolgere un determinato lavoro) e competenze trasversali, dove a queste ultime, includendovi anche la motivazione personale, va un peso del 63%. In altre parole, alle aziende interessano più le caratteristiche della persona che non le sue effettive conoscenze tecniche.

L’indagine di Manpower è tesa a capire innanzi tutto quanto le soft skills impattino nei processi di valutazione e selezione del personale, e poi quali sono quelle più ricercate dalle aziende. A questo proposito, emerge che le multinazionali e le aziende di grandi dimensioni assegnano un punteggio più elevato alle competenze trasversali quali caratteristiche del talento rispetto alle aziende con sede solo in italia e di medie-piccole dimensioni, che ritengono più importanti le conoscenze tecniche e specialistiche.

In generale, le 4 soft skills più citate come componenti essenziali del talento sono problem solving, cioè la capacità di risoluzione dei problemi finalizzata a uno specifico obiettivo, orientamento al risultato, visione d’insieme e leadership. L’indicazione che ne deriva è che le aziende condividono l’opinione che pragmatismo e concretezza siano caratteristiche chiave che definiscono un dipendente di talento.

Nonostante i contesti lavorativi siano interessati da cambiamenti veloci e dirompenti, caratteristiche personali quali l’apertura al nuovo, la capacità di innovare e il coinvolgimento nel lavoro sono considerate di secondo piano, mentre le dimensioni della diffusione dei saperi e dell’interculturalità sono decisamente poco considerate e finiscono nelle ultime posizioni.

La percezione delle imprese di cosa sia il talento professionale dipende anche dalle loro dimensioni e tipologia: per esempio, le aziende di grandi dimensioni lo associano a skills quali l’interculturalità, l’energia, la capacità decisionale, mentre quelle piccole considerano più importante la capacità di organizzarsi, di diffondere il sapere, di collaborare e di sviluppare una visione d’insieme, puntando ancora poco su visione strategica e leadership in coerenza con la scarsa presenza di una cultura manageriale consolidata.

Guardando al futuro, la competenza “intangibile” ritenuta vincente sul lungo termine è l’agilità, intesa come la capacità di adattarsi velocemente, di apprendere facilmente e di essere multi-tasking. Come a dire: le conoscenze e competenze tecniche si possono acquisire, ma per farlo occorre avere talento.

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