Future Brand Index: le aziende “più forti” di oggi e di domani aiutano a sviluppare il potenziale umano, Google prima
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Sono le aziende più vicine alla vita quotidiana delle persone e più capaci di inventare prodotti e servizi utili a migliorarla, quelle reputate come “più forti” dall’opinione pubblica informata, cioè professionisti, manager e imprenditori. Spiccano quindi, nella percezione positiva, le aziende della tecnologia e della salute – che aiutano a comunicare, costruire relazioni, lavorare, superare malattie e avversità fisiche – mentre rimangono indietro in particolare i brand del settore petrolifero e finanziario, dei quali non si percepisce il contributo allo sviluppo del potenziale umano.

Il FutureBrand Index, lo studio annuale condotto da FutureBrand su 3mila professionisti in 17 paesi (ma non in Italia) per analizzarne la percezione delle 100 maggiori aziende del mondo per capitalizzazione, ha rilevato che il settore leader è quello della tecnologia, seguito dall’healthcare, le cui aziende guadagnano il 4% in termini di percezione facendone il secondo comparto di business più apprezzato. Prima nella classifica delle aziende “più forti” è dunque Google, azienda tecnologica per antonomasia, seguita da Apple, Microsoft, Walt Disney, Abbvie (biofarmaceutica), Gilead (biofarmaceutica), Samsung, MasterCard, Celgene (biofarmaceutica) e SABMiller (birra e bevande).

Una classifica poco convenzionale che, come detto, riflette l’importanza che le persone attiribuiscono ai brand che aiutano a liberare il potenziale umano: Google, Apple e Samsung, per esempio, permettono di comunicare e avere liberamente accesso a informazioni e a miriadi di servizi; Abbvie, Gilead e Celgene affrontano le malattie agendo sulla biologia dell’essere umano e i consensi che raccolgono dimostrano la fiducia nella sofisticazione della scienza; Walt Disney valorizza le storie e le esperienze archetipiche che uniscono le comunità umane di ogni latitudine.

Banche, assicurazioni, colossi dell’energia e del petrolio sono invece, a parte qualche sporadica eccezione (come MasterCard all’8° posto), tutte nella parte bassa della classifica. FutureBrand rileva però che l’avversione del pubblico – anche di quello professionale e più informato – per questi comparti si sta attenuando rispetto al passato: merito probabilmente, di una maggiore trasparenza e delle azioni di responsabilità sociale che queste aziende stanno intraprendendo.

In generale, dice FutureBrand, nell’ultimo anno le prime 100 aziende del mondo hanno incrementato la propria capitalizzazione dell’8%, raggiungendo la cifra di 16,2 triliardi di dollari, ma non hanno migliorato la percezione del pubblico nei propri confronti, che rimane invece complessivamente stabile. Inoltre, la percezione delle singole aziende non ha nulla a che fare con il loro valore economico, come dimostra per esempio Exxon Mobil, l’azienda petrolifera al secondo posto per capitalizzazione ma all’89° per reputazione nel FutureBrand Index.

E i future brand, sostiene il report, sono quelli che hanno raggiunto un livello di reputazione tale da determinarne la solidità futura, misurata in termini di propensione all’acquisto da parte dei consumatori e di inclinazione a considerarli come potenziali datori di lavoro. La media degli intervistati che acquisterebbe i prodotti delle 100 aziende considerate è del 32%: Microsoft, invece, intercetta il 51% di propensi all’acquisto, dimostrando di avere i titoli per potersi considerare un ”future brand”. Stessa cosa per Apple, per esempio, dove il 50% degli intervistati potrebbe volere lavorare contro la media del 25% per le altre aziende.

I brand del futuro, conclude il report,  sono quelli capaci di esprimere un mix equilibrato di autenticità, leadership e innovazione. A condizione, però, che questi 3 fattori non esistano di per sé, ma abbiano lo scopo di migliorare la vita e l’esperienza delle persone.

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