Fortune Global 500: cambia la geografia delle aziende più grandi del mondo, 9 italiane in classifica
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Quello prodotto dal magazine finanziario americano Fortune è il ranking economico più prestigioso a livello internazionale: classifica le 500 aziende del mondo che hanno registrato i volumi di fatturato maggiori, ed è l’indice di riferimento su cui si campionano i principali studi che riguardano le performance aziendali nei più diversi ambiti, compresi quelli relativi al marketing e alla comunicazione.

L’edizione 2015 di Fortune Global 500, pubblicata ieri, è basata sui dati pubblici di fatturato relativi allo scorso anno fiscale, ma riporta anche i dati relativi ai profitti e quest’anno, per la prima volta, segnala che a generare i profitti più alti nel mondo è stata un’azienda cinese, la Industrial & Commercial Bank of China.

La classifica, come è intuibile, è cambiata profondamente negli ultimi anni: a dominarla è ancora un brand americano (Walmart), ma le aziende Usa che la compongono sono scese dalle 197 del 2002 alle attuali 128. Per contro, segnala Fortune, 10 anni fa le aziende cinesi in classifica erano solo 19, mentre oggi sono quintuplicate e arrivano a 98. Significativo anche il ridimensionamento del Giappone, che nel 1995 contava 149 fra le aziende più grandi del mondo e nel 2015 è sceso a 54. Le aziende nella classifica di quest’anno rappresentano 36 paesi.

Lo scorso anno le Global 500 di Fortune hanno fatturato complessivamente 31,2 triliardi di dollari (per 1,7 triliardi di profitti), tre volte tanto l’ammontare di 20 anni fa, quando fu lanciata la classifica. A quel tempo le 500 aziende più grandi del mondo davano lavoro a 34,5 milioni di persone, mentre oggi ne occupano 65,2 milioni; la loro quota di fatturato, sul totale dell’economia, è rimasta però quasi invariata, passando dal 37% del 1995 al 40% di oggi.

I 3 settori merceologici che dominano il ranking sono quello bancario, petrolifero e l’automotive: i colossi del web, per quanto visibili e per quanto alti siano i loro valori di brand, non hanno fatturati da primato (Google è al 124° posto, Facebook è assente, Amazon si piazza in 88° posizione), così come i grandi produttori di elettronica e software (Samsung è 13°, Apple è 15° e Microsoft è 95°).

Il primo posto per fatturato va quest’anno alla catena americana della grande distribuzione Walmart, con 485,6 miliardi di dollari, e il secondo alla petrolifera cinese Sinopec, che ha fatturato 446,8 miliardi di dollari, seguita dalle competitor Royal Dutch Shell, China National Petroleum, Exxon Mobil e BP, tutte operanti nel campo petrolifero. Al settimo posto la cinese di utilities State Grid, poi Wolkswagen, Toyota e la mineraria svizzera Glencore.

Diversa la classifica delle aziende con i maggiori profitti, non necessariamente legati ai volumi di fatturato: prima, come detto, è la Industrial & Commercial Bank of China, che ha generato profitti per 44,7 miliardi dollari e seconda Apple, che si difende bene con 39,5 miliardi di dollari, peraltro in aumento del 6%. Seguono la China Construction Bank, Exxon Mobil, la Agricultural Bank of China, la Bank of China, la banca americana Wells Fargo, Microsoft, Samsung e JP Morgan Chase.

Il piccolo drappello di aziende italiane è uniformemente distribuito su tutta la classifica: prima per fatturato Exor Group, la società controllata dalla famiglia Agnelli cui fa capo Fiat Chrysler che è al 19° posto a livello internazionale con 162,1 miliardi di dollari. Poi Eni, al 25° posto con 147,1 miliardi, e Assicurazioni Generali, 48° con 118,8 miliardi. Seguono Enel (69°), Intesa San Paolo (173°), UniCredit (246°), Poste Italiane (310°), Telecom Italia (359°) e Unipol (406°). In termini di profitti, invece, il primato italiano va a UniCredit, con 2,6 miliardi, pari al 6% del fatturato.

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