Dove vanno e vorrebbero andare i 100 milioni di cinesi che viaggiano: le strategie delle destinazioni per attrarli
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Nel 2014 i cinesi che hanno viaggiato all’estero sono stati 107 milioni, cifra che segna un aumento del 20% rispetto all’anno precedente e che, nell’arco di 4 anni, è destinata ad aumentare di altri 70 milioni.

A trarre vantaggio dall’enorme flusso sono le casse dei paesi che se lo spartiscono. La spesa media giornaliera dei viaggiatori cinesi è di quasi 500 euro (493, per la precisione) e comprende, oltre al pernottamento, lo shopping e le visite a musei, monumenti e mostre. Se quella media è già una spesa ragguardevole, lo è ancora di più quella del 10% dei viaggiatori cinesi giovani (tra i 18 e i 35 anni) e facoltosi. Loro, i millennials, arrivano a stanziare un budget giornaliero di oltre 2mila euro. La cifra, seppure consistente, è superata da un 5% di big spender disposto a sborsare più di 3mila euro, 6 volte di più rispetto alla media.

I numeri sono quelli forniti dal Chinese International Travel Monitor, il report redatto da Hotels.com basandosi su interviste a un campione di 3.000 viaggiatori cinesi e 1.500 albergatori di tutto il mondo.

Dove vanno e dove sognano di andare
L'indagine analizza i 10 paesi più visitati e quelli più ambiti. Nella prima top ten, guidata da Stati Uniti, Thailandia e Hong Kong, compare anche l’Italia, che è uno dei soli tre paesi europei presenti: è al 9° posto, prima del Regno Unito ma dopo la Francia che si aggiudica la 7° posizione. L’Italia è invece assente nel ranking delle mete sognate, tutte extra europee tranne la Francia, che si piazza al 3° posto, preceduta da Giappone e Australia.

L’esclusione dell’Italia dalla lista delle mete più desiderate dal viaggiatore cinese medio è però compensata dall’essere invece tra le 10 che nei prossimi mesi saranno visitate dai top spender. Australia, Francia e Stati Uniti sono i 3 paesi più gettonati, mentre l'Italia, superata da Regno Unito e Germania, si piazza al 9° posto.

Quanto e dove spendono
Nella lista delle 10 destinazioni dove i cinesi hanno speso di più per pernottare in hotel non figura nessun paese asiatico. Fuori dal proprio continente i cinesi aprono più volentieri il portafoglio: nel 2014, per esempio, hanno stanziato budget dai 250 ai 300 euro per dormire a Key West, in Florida, a Seogwipo, nella Corea del Sud, e a Cancun, nella Riviera Maya messicana. Budget minori, ma sempre sopra i 200 euro, per le altre destinazioni compresa Milano, la più “economica” con una spesa di 215 euro. In Italia, con una spesa media di 210 euro, i cinesi sono al quarto posto fra gli stranieri che spendono di più per l'ospitalità alberghiera.

Cosa vogliono in albergo
I cinesi, soprattutto i millennials e i top spender, sono viaggiatori connessi, tanto che negli ultimi 12 mesi l’80% ha utilizzato smartphone, computer e portatili per prenotare la propria vacanza. Anche per questo il servizio più richiesto in hotel è il wi-fi gratuito, seguito da bollitore in camera, brochure e guide tradotte in cinese, personale che parli cinese e possibilità di pagare utilizzando le carte di credito del circuito China UnionPay.

Come conquistarli
I principali mercati di riferimento del turismo cinese si sono già attrezzati per accoglierlo e incentivarne le presenze. Per esempio, l’Australia il mese scorso ha introdotto per i cittadini cinesi un nuovo visto di ingresso della durata di 10 anni e ha triplicato le rotte aeree che la collegano con le principali città della Cina. Parallelamente, catene alberghiere come Accor e InterContinental hanno arricchito i propri servizi con proposte gastronomiche, giornali e programmi televisivi cinesi.

In Europa anche la Germania ha semplificato la procedura per il rilascio del visto, rendendolo disponibili per i viaggiatori business entro 48 ore dalla richiesta. Altra mossa significativa per avvicinare il mercato cinese è stata l’apertura in Cina di una sede del German Convention Bureau. La Francia, invece, ha puntato sulla comunicazione. Le principali istituzioni culturali del paese hanno infatti aperto account sui social network cinesi fornendo informazioni in lingua. Per esempio, il Louvre è oggi su Weibo e WeChat, il sistema di messaggistica su cui è presente anche la Reggia di Versailles.

E in Italia? Le azioni per promuoversi sul mercato cinese sono svolte quasi esclusivamente dai privati o da singole realtà territoriali. Il pubblico, invece, sembra latitare. Giusto per fare un esempio, il sito di Expo e il portale degli eventi VeryBello non sono fruibili in cinese, nonostante i cinesi attesi per l’Esposizione Universale siano più di un milione.

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