Lavoro, 8 parole che conviene togliere dal curriculum
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Sono parole reputate efficaci dalla maggioranza delle persone, tanto che i curriculum vitae ne sono infarciti. A un occhio esperto però, quale quello di un responsabile delle risorse umane, appaiono come luoghi comuni talmente inflazionati da significare ben poco, oppure come inutili ridondanze, risultando quindi controproducenti.

Le indica Yahoo Finanza, e il consiglio è quello di eliminarle dal curriculum in favore di informazioni più concrete, circostanziate e, soprattutto, che appaiano meno scontate a un potenziale datore di lavoro. Eccole.

Altamente qualificato
Su quali basi ci si definisce “altamente qualificati”? Sulla base dell’esperienza acquisita in un certo ruolo, di un titolo di studi specifico, della qualifica di livello più alto disponibile per quel settore acquisita sul campo? Se si è davvero altamente qualificati occorre specificarne con precisione le credenziali, evitando di ricorrere a informazioni generiche, vaghe o lacunose.

Esperto
È come “altamente qualificato”: può voler dire tutto o niente. Si sono gestiti progetti complessi per più di dieci anni oppure ci si è misurati nel ruolo in un paio di occasioni? Inserita in un curriculum senza alcuna specifica a supporto, la parola “esperto” può fare aggrottare qualche sopracciglio. Meglio toglierla e sostituirla con informazioni dalle quali il potenziale datore di lavoro può evincere da sé il livello di expertise.

Predisposto al lavoro di gruppo
Sono pochi i mestieri che, all’interno di un’azienda, non prevedono alcuna interazione con altre persone. Essere predisposti al lavoro di gruppo è quindi un requisito essenziale, non un valore aggiunto. Se poi si reputa che la capacità di lavorare in team sia una delle proprie skill di punta, si ritorna a quanto detto sopra: occorre circostanziare e portare esempi concreti di come si è contribuito al successo di un gruppo di lavoro.

Laborioso
Qualità certamente positiva ma ridondante in un curriculum. Chi prenderebbe infatti in considerazione l’idea di assumere qualcuno che non ha voglia di lavorare? Di nuovo si tratta di un requisito essenziale e non di un valore aggiunto da sbandierare, anche perché nessuno si descrive come pigro o poco produttivo.

Flessibile
Un certo grado di flessibilità è richiesto in tutti i lavori ed è quindi dato per scontato. Perciò attenzione a utilizzare il termine nel curriculum senza specificare in che ambito si è flessibili “oltre” lo standard. I confini entro i quali ci si può mostrare disponibili e flessibili devono essere chiari fin dall’inizio.

Vari
È comune trovare nei curriculum indicazioni che si è lavorato per “vari clienti”, su “vari progetti”, in “vari ruoli” o utilizzando “vari software”. Non significa assolutamente niente e anzi: la vaghezza rende poco affidabile l’affermazione. Meglio sostituire i “vari” con nomi e cognomi di clienti, progetti, ruoli e software.

Microsoft Word
Fra le competenze informatiche è consigliabile indicare quelle rilevanti per la posizione cui ci si candida, oppure quelle relative a software specifici. Microsoft Word è certamente un software rilevante, ma che lo si sappia usare è dato per scontato. Inserirlo nel curriculum può dare l’impressione che non si sia particolarmente al passo con i tempi.

Io e mio
Un curriculum con troppi “io” e “mio” viene inevitabilmente percepito come egoriferito. Le aziende non assumono per soddisfare i desideri dei candidati, ma per ottenere risultati di business. Un curriculum fatto di “io” e "mio" è come se il venditore chiedesse al cliente di acquistare il prodotto per poter riscuotere la commissione. Per entrare in un’azienda è necessario prima di tutto mostrare come si può contribuire al business, non raccontarle i propri desiderata.

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