Startup: le 5 caratteristiche personali necessarie per diventare imprenditori
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Secondo l’Istat, in Italia ci sono 64 imprese ogni mille abitanti, uno dei tassi più elevati d’Europa: a fronte delle migliaia di imprese che hanno chiuso negli anni della crisi, quasi altrettante sono state infatti le startup che si sono affacciate sul mercato, a conferma della vocazione degli italiani all’imprenditorialità nonostante le oggettive difficoltà di fare impresa.

“Le aziende di nuova costituzione sono riconducibili a tre macro categorie” suggerisce Roberto Castaldo, fondatore della società di consulenza e formazione 4Man Consulting. “Quelle nate per clonazione, quelle frutto di successione e quelle basate su grandi idee. Ogni tipologia ha specifici punti di forza ma anche specifiche debolezze”.

Le aziende nate per clonazione sono le aziende familiari che applicano un meccanismo di recruiting vecchio stampo: figli, nipoti, amici o comunque persone fidate. Spesso i giovani che iniziano a lavorarvi, una volta imparato il “mestiere” decidono di mettersi in proprio e offrono ai clienti dell’ex capo lo stesso prodotto, ma a un prezzo più basso. In questo modo, con un valore aggiunto basato sostanzialmente su politiche di prezzo, queste aziende sono ad alto rischio di chiusura non appena il mercato cambia.

Le aziende frutto di successioni sono invece aziende familiari in cui il passaggio generazionale avviene quando il capo decide di andare in pensione, lasciando il comando dell’attività ai figli. Il parco dipendenti è spesso coetaneo del capo uscente, per cui tutto va riorganizzato. Il rischio in questo tipo d'impresa è che fallisca a causa dell’incapacità del successore, o dei successori, di implementare, o almeno replicare, le dinamiche organizzative del fondatore.

Infine le startup, aziende innovative nate per realizzare grandi idee, ma spesso gestite da tecnici che non hanno competenze imprenditoriali né di business. Qui il rischio è che l’impresa sia eccessivamente orientata al prodotto e non abbia un adeguato supporto sul fronte manageriale: in questo caso, potrebbe non riuscire a decollare o avere vita breve.

Senza un’adeguata preparazione del suo leader, qualsiasi nuova azienda è destinata a chiudere entro 5 anni” dice Castaldo. Proprio perché chi si ritrova a capo di un’attività spesso non ha un background imprenditoriale la preparazione è necessaria e dipende dal tipo di azienda, di prodotto, di mercato, di business plan. Ci sono però 5 caratteristiche personali che ogni imprenditore deve avere e che, secondo Castaldo, costituiscono la base per gestire qualsiasi impresa con un qualche successo. Eccole.

L’imprenditore deve essere un buon venditore
Il successo di un’azienda dipende dalla capacità dell’imprenditore di “vendere” la sua idea d'impresa a tutti gli stakeholder. Le persone che vi lavorano innanzi tutto, poi le banche, da cui dipendono i finanziamenti, i fornitori, che ne supportano l’attività, e naturalmente i clienti.

L’imprenditore deve avere capacità di visione e leadership
Chi apre un’azienda, per quanto piccola, deve avere carisma, mostrare coerenza, avere una visione chiara e diventare un catalizzatore di talenti in azienda. La capacità più importante è quella di “capire le persone” che consente di assumere i collaboratori giusti, trovare i fornitori più adatti, interloquire efficacemente con i clienti.

L’imprenditore deve essere curioso e avere voglia di imparare
Il primo investimento che l’imprenditore deve fare è quello su se stesso, per accrescere le proprie competenze e conoscenze. Ed è un investimento che non si deve mai esaurire.

L’imprenditore deve avere capacità organizzativa
Necessaria per gestire i collaboratori e i flussi di informazioni, stabilire le priorità, costruire un metodo di lavoro.

L’imprenditore deve saper delegare
Questo vale anche per le attività di delega più semplici. Spesso chi apre un’azienda entra in una sorta di delirio di onnipotenza, pensando di poter controllare tutto ed esigendo dai collaboratori di essere come lui. Il rischio, per un imprenditore che non sa delegare, è quello di diventare il nemico numero uno della sua stessa creatura.

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