Contenuti di brand, 10 tecniche per renderli virali sui social media
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Premessa: la viralità di un contenuto pubblicato online non può essere programmata e prevista a tavolino, o per lo meno non completamente. La viralità infatti altro non è se non la “popolarità” che un certo contenuto raggiunge presso un elevato numero di utenti, che lo apprezzano a tal punto da condividerlo, ripubblicarlo e diffonderlo generando un passaparola online che ne amplifica enormemente la portata. Pur se il contenuto è originale, divertente o emozionante, è difficile prevederne a priori il gradimento che riscuoterà presso il target cui è indirizzato.

Ci sono però alcune tecniche di produzione dei contenuti che facilitano la viralità: a proporle è l’agenzia di content marketing BuzzSumo, che asserisce di avere analizzato 100 milioni di articoli online per individuare i fattori che stimolano gli utenti a condividerli. Ecco le 10 “tecniche di viralità”.

1. Elogio della lunghezza
Dal monitoraggio di BuzzSumo sembra che la brevità sia un mito da sfatare. I testi online con meno di 1.000 parole sono condivisi la metà delle volte rispetto a quelli più lunghi, anche sopra le 2.000 parole. Addirittura, sostiene l’agenzia, più lunghi sono gli articoli e più condivisioni generano. La spiegazione è semplice: il web è inondato di contenuti brevi, simpatici, divertenti, mentre le analisi e gli approfondimenti più lunghi sono 16 volte più rari. L’opportunità per i brand, specialmente se operano in ambito B2B, dove i contenuti professionali prevalgono, è quella di distinguersi e colmare il gap producendo contenuti che soddisfino l’esigenza di informazione e approfondimento.

2. Le immagini raddoppiano le condivisioni
Indipendentemente dall’appeal dell’immagine specifica, il solo fatto che un post contenga un’immagine ne raddoppia il numero delle condivisioni, sia su Facebook che su Twitter. L’immagine cattura l’attenzione dell’utente in maniera più immediata di un testo e offre un’anteprima di ciò che il lettore si appresta a leggere. Da inserire sempre nei contenuti da condividere.

3. I contenuti positivi funzionano meglio di quelli negativi
Se la prima regola per dare viralità ai contenuti di brand è non annoiare il pubblico, la seconda è quella di non intristirlo. I post positivi, che stupiscono, suscitano risate e divertono hanno un potenziale di condivisibilità da doppia a tripla rispetto a quelli che generano rabbia o tristezza, per quanto magari più rilevanti dal punto di vista dei contenuti.

4. Un quiz per stuzzicare il narcisismo
Durante gli 8 mesi di monitoraggio dei contenuti online, BuzzSumo ha rilevato che 8 dei 10 post più condivisi sui social contenevano un quiz. I quiz impazzano in rete perché gli utenti, condividendone i risultati, affermano la propria identità, il proprio valore e i propri gusti, nutrendo la propria parte narcisistica. Quasi ogni contenuto di brand, anche professionale, può assumere la forma – o comprendere – un quiz.

5. Il potere dell’infografica
Le infografiche rendono più facile assorbire un’elevata quantità di informazioni grazie a un format visuale di facile comprensione e fruizione. Secondo BuzzSumo, i post che includono o sono costituiti da infografiche sono quelli con il più alto tasso di condivisioni, più ancora dei video e dei post che spiegano “come fare” qualcosa. Le infografiche, similmente alle immagini, attraggono l’attenzione e non intimidiscono gli utenti meno portati a leggere testi lunghi.

6. Le liste piacciono e 10 è il numero perfetto
Il secondo format di contenuto più condiviso è quello degli articoli strutturati in liste, cioè per punti. Gli articoli-lista danno subito all’utente un’idea di quale tipo di contenuto lo aspetta, sono facili da scansire a colpo d’occhio, danno una struttura al contenuto e si leggono in modo scorrevole. Il numero perfetto di punti per un articolo-lista è 10: BuzzSumo ha rilevato che ottiene un numero di condivisioni 4 volte più alto degli altri numeri in cima alle preferenze: 23, 16 e 24.

7. Ripostare non è peccato, anzi: moltiplica le condivisioni
Dopo 3 giorni dalla pubblicazione sui social il numero di condivisioni crolla del 90% e va prograssivamente a diminuire fino a quasi esaurirsi nel giro di 3 settimane. Succede su tutte le piattaforme social, con percentuali più o meno simili. La tecnica migliore per mantenere alta la “viralità” è ripostare un contenuto dopo una settimana dalla prima pubblicazione, raddoppiando o triplicando la portata. Se il contenuto è legato a un evento specifico il trucco è postarlo un paio di settimane prima e riproporlo poi il giorno prima o il girono stesso dell’evento.

8. La trasparenza genera fiducia
BuzzSumo ha rilevato che su piattaforme quali LinkedIn, Twitter e Google+ i contenuti sono più condivisi se contengono firma o biografia dell’autore, o comunque indicazioni su chi li ha prodotti. Soprattutto se di argomento professionale, la trasparenza sulla fonte rende il contenuto autorevole, genera fiducia nell’utente e lo stimola a condividerlo. Su Facebook invece la trasparenza sulla fonte sembra non essere rilevante.

9. Il giorno migliore della settimana
Se il fine è quello di generare condivisioni, il giorno della settimana che si sceglie per postare un contenuto sui social può fare la differenza. Benché non ci siano regole assolute, il monitoraggio di BuzzSumo ha rilevato che nei giorni feriali si condivide più che nel weekend, e che all’inizio della settimana le condivisioni raggiungono il picco. In generale, per Facebook, Twitter e Google+ il giorno migliore è il martedì, mentre per LinkedIn e Pinterest il picco delle condivisioni è di lunedì.

10. L’effetto degli influencer
Un influencer del web ha il “potere” di aumentare il tasso di viralità di un contenuto di brand. Banale ma vero. Gli influenzatori ottengono un numero di condivisioni superiore del 33% a quello dei “normali” utenti. Se 3 influencer condividono un post ne raddoppiano il tasso di viralità, se a condividerlo sono 5 influencer il tasso di viralità quadruplica.

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