Italiani sempre meno motivati sul lavoro: cosa possono fare le aziende per invertire il trend
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Sono relativamente pochi (il 33%) gli italiani che pensano di lasciare l’azienda dove lavorano, ma ciò non significa che siano soddisfatti o motivati, anzi: il livello di motivazione è inferiore alla media europea e l’attaccamento all’azienda è dettato più dalla necessità di tenersi il lavoro che non da un’effettiva condizione di benessere.

Il quadro emerge dal Barometro Edenred-Ipsos, condotto intervistando 13.600 dipendenti in 14 paesi europei: i dati indicano che solo il 26% degli italiani esprime soddisfazione per la propria qualità di vita al lavoro e che il 32% denuncia un calo di motivazione.

Con un tasso di disoccupazione più alto di quelli della maggioranza dei suoi vicini, l’Italia è uno dei paesi europei dove i dipendenti sono tra i meno fiduciosi rispetto al futuro, tanto che la loro prima preoccupazione, prima ancora dell’ammontare dello stipendio o del tempo dedicato al lavoro, è quella di conservare l’impiego.

Tenersi il lavoro non è però motivante di per sé, e gli italiani esprimono forti aspettative in due ambiti principali che possono invece fare la differenza: quello del rinnovamento delle modalità lavorative e quello del welfare aziendale.

Il rinnovamento delle modalità lavorative include il tema dei nuovi comportamenti manageriali, che gli italiani vorrebbero più inclini all’innovazione, all’assunzione del rischio e al lavoro di squadra. Gli intervistati hanno indicato che la motivazione passa infatti anche dalla possibilità di prendere l’iniziativa, dall’avere feedback più regolari dai superiori e dal riconoscimento del diritto a commettere errori. Il rinnovamento auspicato comprende anche l’organizzazione aziendale, che gli italiani vorrebbero più improntata al lavoro collaborativo e più flessibile nell’adozione di lavoro a distanza o riunioni via web.

Il secondo tema è quello del welfare aziendale: solo il 28% degli intervistati si dichiara soddisfatto dei benefit che riceve, e quasi i tre quarti affermano che i benefit avrebbero un grande peso nella decisione di accettare o meno un posto in un’altra azienda. L’opinione diffusa è che i benefit costituiscano un valore aggiunto che migliora la qualità della vita al lavoro.

Il benefit più ambito dagli italiani è quello relativo alla formazione, ritenuta prioritaria per l’avanzamento personale e di carriera. Poi, a pari merito, ci sono la sanità (assistenza, prevenzione, assicurazioni integrative) e la possibilità di scegliere i benefit a misura delle proprie esigenze specifiche. In seconda battuta, gli italiani apprezzano come benefit i buoni pasto o la mensa aziendale, i contributi per le spese di trasporto casa-lavoro e i programmi che aiutano a gestire lo stress e a conciliare lavoro e vita privata. Meno gettonati, infine, l’asilo nido, l’aiuto per i familiari non autosufficienti e il supporto ai familiari per attività sportive e culturali.

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