Gli eventi grandi e piccoli sono moltiplicatori di Pil: 7 casi e il loro impatto nel tempo
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Gli eventi potenziano le dotazioni infrastrutturali delle destinazioni che li ospitano aumentandone l’appeal turistico. Un duplice vantaggio cui se ne aggiunge un terzo, di natura squisitamente economica. È l’effetto moltiplicatore, fenomeno che assume 2 declinazioni, a seconda che si tratti di grandi eventi di richiamo internazionale come le Olimpiadi o "piccoli" eventi di respiro regionale/nazionale come le mostre d’arte. Nei grandi eventi ogni euro investito sia nella ristrutturazione sia nella realizzazione di nuove infrastrutture si traduce in un indotto per il paese ospitante di circa 1,4 euro. Il margine di guadagno è del 40%, valore che contribuisce alla crescita del Pil nazionale.

Un esempio di effetto moltiplicatore generato dai grandi eventi è quello dei Giochi Olimpici Invernali di Torino, nel 2006. Il 65% dei circa 3,3 miliardi di euro investiti è stato destinato a interventi strutturali e il contributo medio delle Olimpiadi invernali è stato di circa 1 punto percentuale al Pil italiano del 2006 e di 3 punti percentuali al Pil regionale tra il 2005 ed il 2009.

Nel caso, invece, dei "piccoli" eventi l’indotto generato dalla spesa dei visitatori è ancora maggiore e, rimanendo su un territorio circoscritto, può essere stimato in maniera ancora più precisa e contabilizzato in tempo reale.

Per le 2 grandi mostre-evento, La Celeste Galleria a Mantova nel 2002 e La ragazza con l’orecchino di perla a Bologna nel 2014, i visitatori, a fronte di ogni euro investito per realizzarle, hanno speso dai 14 ai 16 euro. Il valore aggiunto, sempre a fronte di ogni euro investito, è andato dai 5 ai 6 euro per visitatore. La sistemazione alberghiera è stata la voce di spesa più alta, seguita da quelle per la ristorazione e lo shopping, soprattutto di prodotti enogastronomici e di artigianato locale.

Il contributo economico degli eventi per la crescita delle destinazioni è uno degli aspetti toccati dallo studio sui grandi e piccoli eventi commissionato da Federalberghi e dal Centro di Formazione Management del Terziario. Realizzata dal Ciset di Venezia, la ricerca è stata presentata nel corso di #Grandiepiccolieventi – opportunità per il turismo/volano per il territorio, il convegno che nei giorni scorso ha aperto a Como i lavori dell'assemblea generale di Federalberghi.

Focus dello studio è stato l’impatto degli eventi sull’andamento del turismo nel corso degli anni, monitorato attraverso l'analisi di 7 eventi: Genova 2004 e Liverpool 2008 capitali della cultura europea; Torino per le Olimpiadi invernali del 2006; Roma per il Giubileo del 2000; Trapani per la regata internazionale RC44 Trapani Cup del 2013; Mantova per la mostra La celeste galleria  del 2002 e Bologna per la mostra La ragazza con l’orecchino di perla del 2014.

L’anno dell’evento registra un aumento di arrivi e presenze nella destinazione con un trend superiore a quello tendenziale. L’anno post evento è invece all’insegna di una sorta di effetto boomerang, che porta a un calo fisiologico di presenze.

Gli anni successivi sono i "migliori": aumento della reputazione della destinazione e nuove strutture e attrazioni realizzate appositamente per l’evento si traducono in una crescita di presenze, anche internazionali, con valori superiori a quelli pre-evento.

Anche l’importanza della legacy dei grandi eventi è uno dei temi affrontati da Federalberghi. Se infatti è fondamentale una perfetta gestione della tempistica negli anni che precedono l’evento per completare in tempi utili strutture e infrastrutture necessarie, è altrettanto decisivo affrontare già nella fase progettuale la loro futura destinazione d’uso. L’obiettivo è evitare sprechi e cattedrali nel deserto, esempi di eredità sgradite dei Mondiali di calcio ospitati in Italia nel 1990.

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