Come scegliere il collaboratore giusto: 6 suggerimenti per gli imprenditori
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Il curriculum e la lettera di presentazione sono la prima cosa. Ma non sono sufficienti per capire se una persona è adatta a un certo tipo di lavoro in una determinata azienda. Soprattutto nelle piccole imprese, avere i collaboratori giusti può fare un’enorme differenza nei risultati di business, ma trovarli e riconoscerli non è così semplice: il candidato ideale deve infatti avere le competenze necessarie per svolgere il lavoro, ma deve anche riconoscersi nella cultura e nei valori dell’impresa.

Nelle piccole aziende l’onore e l’onere di scegliere i nuovi collaboratori è spesso lasciato all’imprenditore, che può avere (o non avere) tecniche collaudate di valutazione dei candidati, intuito, capacità di pensare fuori dagli schemi. Un’indicazione di come condurre il colloquio di lavoro arriva da Brittney Helmrich, che sul Business News Daily indica gli aspetti su cui focalizzarsi per individuare la persona giusta.

1. Le potenzialità del candidato
La personalità è il tratto più importante di un candidato, più ancora delle sue competenze. Le giuste competenze possono essere acquisite, la personalità no. Uno dei tratti da valutare è l’intelligenza sociale del candidato, cioè la sua capacità di gestire le relazioni, di comunicare e di lavorare bene con gli altri: chi, durante il colloquio, fatica per esempio a guardare negli occhi l’interlocutore o ad articolare le proprie risposte potrebbe non essere la persona giusta per un lavoro che implica il contatto con le persone. Chi ha l’esatta esperienza richiesta non è necessariamente la persona giusta per quel lavoro. Le cosiddette “soft skills”, cioè l’intelligenza emotiva, la capacità di articolare il pensiero, le abilità comunicative e relazionali sono altrettanto importanti e vanno valutate con la stessa attenzione.

2. Controllare i profili social
Andare a cercare su Google il nome del candidato che si sta valutando è sempre una buona idea, e la maggior parte di chi seleziona personale lo fa regolarmente. Per capire esattamente chi si ha di fronte è però opportuno dare un’occhiata anche ai suoi profili social: certamente su LinkedIn, ma soprattutto Facebook, Twitter, magari Instagram. Il comportamento sui social fornisce un buon insight sulla persona, dal quale si può dedurre il suo grado di affinità (o compatibilità) con la cultura dell’azienda.

3. Fare le domande giuste
Le domande giuste servono per capire atteggiamenti, ambizioni, motivazioni: tutti elementi che a rigore esulano dalle valutazioni strettamente “tecniche” ma che aiutano a capire se la persona è quella giusta o meno. Per esempio, se si chiede a qualcuno perché ha lasciato il suo precedente lavoro e questi risponde che è stata colpa del capo, del collega, del cliente o comunque di qualcun altro, forse è meglio passare al candidato successivo. Ai candidati si può anche chiedere dove e come si vedono fra 10 anni, perché lavorano, cosa li motiva ad alzarsi la mattina e fare quello che fanno. Dalle risposte si può intuire come quella persona funziona e quale contributo può dare all’azienda.

4. Farsi fare le domande giuste
Lasciare al candidato la possibilità di fare domande offre all’imprenditore due vantaggi: il primo è che, se l’imprenditore risponde con chiarezza e sincerità, il candidato si può fare un’idea precisa del lavoro, dell’azienda e dell’ambiente che lo attende e quindi può decidere se la posizione gli interessa o meno, evitando eventuali successive incomprensioni. Il secondo vantaggio è che dalle domande che fa si può capire cosa ritiene importante, quanto è interessato all’azienda, come concepisce il ruolo per cui si candida.

5. Coinvolgere i dipendenti
Se l’obiettivo è trovare una persona che lavori in un team o che si inserisca bene nella struttura aziendale, coinvolgere i dipendenti nella valutazione può fornire ulteriori elementi per capire se il candidato è quello giusto. Idealmente, la persona in questione dovrebbe incontrare quattro o cinque dipendenti: se questi mostrano riserve o si esprimono negativamente, è probabile che il candidato non sia adatto.

6. Non fermarsi alle apparenze
È vero che ai candidati si raccomanda sempre di andare ai colloqui abbigliati in modo professionale, pettinati e con le unghie pulite. È anche vero però che l’imprenditore non dovrebbe fermarsi alla prima apparenza, e un candidato un po’ arruffato potrebbe invece essere perfetto per quel lavoro. Tanto quanto le competenze si possono acquisire, anche l’apparenza si può, eventualmente, migliorare.

Nonostante tutto, e anche se si sono considerati tutti gli aspetti sopra indicati, può sempre capitare di sbagliarsi e di fare entrare nel team qualcuno che si rivela non adatto per le più diverse ragioni. Se i tentativi di risolvere i problemi si rivelano inefficaci, il consiglio è quello di terminare il rapporto di lavoro il più presto possibile. Soprattutto nelle piccole aziende, la gestione di un collaboratore che non funziona può risultare molto onerosa e precludere il raggiungimento degli obiettivi.

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