L'Italia recupera competitività turistica ma potrebbe fare meglio: ecco la classifica del World Economic Forum
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L’Italia ha recuperato terreno, e non poco, sul fronte della competitività turistica. La buona notizia arriva dal Travel & Tourism Competitiveness Report elaborato dal World Economic Forum, che nell’edizione 2015, appena diffusa, posiziona il Belpaese all’8° posto nel mondo, in significativa ascesa rispetto al 26° posto attribuitogli nel 2013.

Il report, che viene redatto a cadenza biennale, misura la competitività turistica di 141 paesi attraverso l’analisi di 14 macro indicatori che rilevano la capacità di ogni singolo paese di generare benefici economici e sociali attraverso il turismo. Di ogni paese si valutano i fattori che contribuiscono allo sviluppo del comparto, fra cui il livello di sicurezza, il mercato del lavoro, il grado di priorità che viene attribuito al turismo nelle politiche nazionali, le politiche di sostenibilità ambientale, le infrastrutture turistiche e dei trasporti, l’apertura internazionale, le risorse naturali e culturali e il grado di cura che ne ha il paese.

L'importanza della competitività turistica
Il turismo, dice il World Economic Forum, genera oggi il 10% del Pil mondiale e cresce più velocemente dell’economia globale nel suo insieme: negli ultimi quattro anni, il comparto è cresciuto a una media del 3,4% annuo, a fronte di una crescita generale dell’economia del 2,3%. Ciò lo conferma come uno dei settori che meglio resiste alle crisi in virtù della sua rapida capacità di recupero. Il report evidenzia inoltre che i paesi più competitivi nel turismo sono quelli meglio preparati a cogliere le nuove opportunità del mercato: per esempio, la crescente domanda turistica delle economie emergenti, le nuove esigenze generazionali dei viaggiatori, la domanda di servizi online e su dispositivi mobili. La competitività turistica, specifica il World Economic Forum, non è prerogativa dei paesi “ricchi”, tanto che nelle prime 50 posizioni ci sono diversi paesi in via di sviluppo, ma per svilupparla occorrono politiche adeguate e coordinate.

Il primato spagnolo
Veniamo ora alla classifica globale, che quest’anno è dominata dalla Spagna, al primo posto per la prima volta. La leadership spagnola è dovuta alle risorse culturali del paese, alle sue eccellenti infrastrutture turistiche e alla capacità che ha dimostrato di sapersi adattare alla domanda di servizi digitali. Italia e Spagna, dice il report, hanno entrambe attrazioni turistiche straordinarie, ma la Spagna è più proattiva nel valorizzarle, mentre l’Italia mostra un approccio molto meno strategico.

La classifica globale
Le posizioni successive sono occupate da destinazioni turistiche tradizionalmente forti: al secondo posto la Francia, al terzo la Germania e poi Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera, Australia, Italia, Giappone e Canada. Fra le grandi economie emergenti, Cina (17°) e Brasile (28°) sono entrate nella top 30, mentre Russia (45°), Sudafrica (48°) e India (52°) rimangono ancora defilate. Prima per competitività turistica nell’area asiatica è Singapore (11°), e nell’area Medio Oriente-Nord Africa si distinguono gli Emirati Arabi (24°).

L'Italia potrebbe fare meglio
Benché abbia recuperato terreno, l’Italia non può però cantare vittoria. Il paese, sostiene il World Economic Forum, ha molti punti di forza: uno straordinario patrimonio paesaggistico e monumentale, il più alto numero di siti Unesco, storia e cultura invidiabili, ottimi servizi turistici, ma… potrebbe fare molto meglio. Le criticità evidenziate non sono poche: prima di tutto, l’“ambiente di business”, cioè la facilità di fare impresa, per cui l’Italia si posiziona molto in basso (al 127° posto su 141 paesi). Gli investimenti privati sono ostacolati da un sistema giudiziario inefficiente e dagli effetti disincentivanti della tassazione elevata (siamo al 140° posto per entrambi gli indicatori, praticamente ultimi nel mondo), che frenano anche gli investimenti esteri. Inoltre l’Italia del turismo ha prezzi molto meno competitivi (133°) di altri paesi del Mediterraneo, incluse Spagna e Grecia. Poi ci sono ampi margini di miglioramento sulla qualità delle infrastrutture (per quelle aeroportuali siamo per esempio al 70° posto) e sulla cura dell’ambiente.

I punti di debolezza
Altri indicatori rivelano che l’Italia è 65° nel mondo per grado di priorità che viene attribuito al turismo nelle politiche nazionali, 102° per requisiti necessari a ottenere il visto di ingresso, 132° per iniziative di formazione e aggiornamento del personale delle imprese, 84° per capacità di fare rispettare le leggi a tutela dell’ambiente, 137° per prezzo della benzina, 138° per procedure di assunzione e licenziamento, 123° per efficacia del marketing nell’attrarre i turisti…

I punti di forza
Ci sono però anche i dati positivi: il primo posto per numero di siti Unesco e per percentuale di popolazione che ha accesso alle rete internet mobile, il 5° posto per numero di compagnie aeree che operano nel paese, l’8° posto per rilevanza nel mercato turistico internazionale, il 3° posto per servizi turistici, il 6° posto per numero di congressi internazionali ospitati.

Sotto, il Travel & Tourism Competitiveness Report completo, da scaricare per consultare ulteriori dati.

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