L’Italia fattura 15 miliardi di euro con l’ecommerce, ma solo il 4% delle imprese vende online: il primo comparto è il turismo
A
È una vera e propria impennata: entro la fine del 2015, i siti italiani di ecommerce avranno fatturato 15 miliardi di euro, con un incremento del 15% rispetto al 2014. Un boom di vendite online che vede al primo posto il comparto del turismo, che da solo avrà registrato vendite per 5,5 miliardi di euro, il 37% dell’intero mercato ecommerce italiano, ma che vede emergere anche altri settori merceologici: informatica ed elettronica di consumo, che oggi vendono online il 26% in più dell’anno scorso, l’abbigliamento, a +23%, l’editoria, l’enogastronomia. Turismo e abbigliamento sono i comparti che spingono maggiormente l'export italiano online, che nel 2015 raggiunge volumi di vendita superiori ai 3 miliardi di euro.

I dati previsionali dell’Osservatorio eCommerce B2C di Netcomm e del Politecnico di Milano, presentati ieri nel corso dell’eCommerce Netcomm Forum che si è svolto al MiCo di Milano in una sala gremita di partecipanti, confermano le potenzialità della rete per l’internalizzazione delle imprese italiane e la diffusione su scala globale dei prodotti del made in Italy.

“L'Italia è conosciuta nel mondo per i suoi prodotti di abbigliamento, calzature, accessori, moda, arredo, design, vino e prodotti alimentari-gastronomici di qualità” ha detto Roberto Liscia, presidente di Netcomm. “Tutte le piccole e medie imprese italiane che producono o commercializzano questo tipo di prodotti hanno ora spazi di mercato straordinari: una platea di oltre un miliardo di consumatori che comprano abitualmente online e di 4,2 miliardi di persone che sono su internet quotidianamente”. Le imprese italiane che vendono online sono però soltanto il 4% del totale, l’accesso alla banda larga è ancora carente e la copertura finanziaria per gli investimenti necessari a vendere online sono ancora un interrogativo non risolto.

“Il mio appello”, afferma Liscia, “va alle istituzioni e alle forze politiche ed economiche affinché agevolino le imprese e i consumatori nella loro vita digitale: da un lato semplificando processi e servizi e dall’altro rendendo le normative fiscali e legali più rispondenti alla nuova economia digitale”.

A livello globale, le vendite di beni e servizi online si attesteranno a fine 2015 sui 2.100 miliardi di dollari, cioè il 5% del totale complessivo delle vendite retail. In Europa le stime parlano di 470 miliardi di euro di fatturato entro fine anno, il 54% dei quali generati dalla vendita di beni e il 46% da quella di servizi. Lo scorso anno i paesi europei che hanno fatturato di più con l’ecommerce sono stati il Regno Unito (122 miliardi di euro), la Germania (70 miliardi) e la Francia (56,5 miliardi). L’Italia sta per toccare i 15 miliardi, meno di un terzo del valore generato dalla Francia.

Si comprende quindi l’appello di Liscia e la sua preoccupazione: “Stiamo perdendo competitività a livello globale e non riusciamo a sfruttare il potenziale di domanda. Non possiamo non cogliere le opportunità: abbiamo prodotti unici e dobbiamo saperli proporre al meglio nelle arene digitali”.

Commenta su Facebook