Engagement negli eventi: il 54% dei delegati preferisce l'anonimità quando interagisce con i relatori
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Se si tratti di timidezza, di riluttanza a esporsi o di timore ad affrontare argomenti specifici non è dato sapere: ciò che invece si sa è che la maggior parte dei partecipanti a meeting e convention preferisce mantenere l’anonimità quando pone domande allo speaker o al panel di relatori che si trova di fronte.

Sli.do, società che opera una piattaforma web specializzata, appunto, nel gestire domande e votazioni durante gli eventi, ha analizzato le 63mila domande veicolate negli ultimi 15 mesi dal sistema nel corso delle centinaia di eventi in cui è stato utilizzato, per scoprire che il 54% di esse sono anonime. Ciò, commentano da sli.do, fa pensare che in un contesto di domande e risposte più tradizionale, dove vige per esempio l’alzata di mano, metà delle persone, riluttanti a esporsi e a essere indentificate, avrebbero scelto di non fare nessuna domanda.

Sli.do ha inoltre rilevato che le domande poste in forma anonima hanno registrato il 63% di like in più rispetto a quelle taggate con il nome, cioè “firmate”. La spiegazione risiede nel fatto che, probabilmente, i delegati protetti dall’anonimità hanno potuto porre domande più provocatorie, rilevanti e apprezzate dal resto del pubblico.

Infine, un altro dato conferma la capacità di coinvolgimento delle piattaforme di gestione delle domande: quel 20% dei partecipanti che non interviene mai con nessuna domanda, nemmeno anonima, è risultato invece attivo nel votare le domande degli altri, contribuendo quindi in questo modo, anche se indirettamente, andamento della sessione. Una volta che però si attiva il meccanismo di coinvolgimento, dice sli.do, le persone tendono a entusiasmarsi: il 40% dei delegati infatti risulta avere posto attraverso la piattaforma più di una domanda nell’ambito dello stesso evento.

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