Cosa vogliono gli italiani dalla tecnologia: i nuovi trend del comportamento digitale fra personalizzazione e privacy
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Aggiornati e attenti, i consumatori non si rapportano più alle tecnologie di consumo con gli occhi sgranati: al contrario, sono ormai molto informati, sanno come la tecnologia può essere loro d’aiuto, come le aziende possono allinearla alle loro esigenze e come, soprattutto, possono "difendersene".

L’evoluzione dei comportamenti digitali e le aspettative che le persone hanno riguardo alla tecnologia sono i temi centrali dell’indagine Digital Trends 2015 che Microsoft ha condotto su 13mila persone in 13 paesi, inclusa l’Italia, per capire quali opportunità la nuova relazione dei consumatori con il mondo digitale apre alle aziende e al marketing e come queste stesse aziende possono usare la tecnologia per meglio rispondere ai bisogni dei propri clienti.

Le parole chiave di questa nuova relazione, a livello globale ma in particolare in Italia, dove risultano essere più sentite che negli altri paesi, sono personalizzazione e privacy: da un lato, il desiderio del consumatore moderno di fruire di servizi a propria misura, che sono possibili perché le aziende ne raccolgono online le informazioni personali (l’85% degli italiani è consapevole che i dati digitali possono essere usati per ottenere benefici o esperienze migliori); dall’altro l’esigenza di tutelare la privacy scegliendo dove, come e quando permettere l’utilizzo dei propri dati personali. Ecco alcuni dei trend di comportamento digitale identificati da Microsoft che declinano i due temi chiave.

La pertinenza ai propri interessi
L’enorme mole di informazioni digitali cui i consumatori sono esposti genera l’esigenza di ricercare quelle pertinenti agli interessi individuali. Il 72% degli italiani è interessato a tecnologie e servizi che filtrino automaticamente contenuti e messaggi per ricevere solo ciò a cui sono realmente interessati.

Il diritto all’identità
L’esigenza dei consumatori di proteggere i dati personali e la privacy si sta trasformando nella consapevolezza che lasciare tracce digitali è inevitabile, soprattutto se si vogliono ricevere servizi che su quei dati sono basati. Emerge quindi, fra l’86% degli italiani, il desiderio di controllare la propria “narrativa digitale”, scegliendo quali dati rimuovere e quando. Il 64% degli italiani (e il 57% dei consumatori a livello globale) vorrebbe inoltre poter scegliere per quanto tempo le informazioni che hanno condiviso rimangono online.

Il reale ridefinito
La tecnologia offre oggi esperienze complete, sensoriali e coinvolgenti, rispondendo alla domanda di servizi e dispositivi digitali immersivi che sfumano la rigida linea di confine fra reale e virtuale. Il 62% degli italiani intervistati vorrebbe maggiore integrazione fra l’online e l’offline: per esempio, la realtà aumentata per “visitare” un albergo prima di acquistare un soggiorno, oppure il suggerimento di un ristorante basato sulle ricette che si sono condivise sui social o ricercate online.

L’analytics della propria vita
Emerge da parte dei consumatori, dice il report di Microsoft, l’esigenza di “misurare la propria vita” per trarne dati da utilizzare per migliorare la salute o l'organizzazione personale, ottimizzare spese e consumi. Le app che aiutano a monitorare la propria vita si stanno moltiplicando, ma pochi di quelli che le scaricano poi ne sanno utilizzare davvero i dati per ottimizzare il proprio quotidiano. La sfida per le aziende è fare in modo che questi dati abbiano un senso, oltre che per loro (cui può interessare quanto spesso facciamo benzina, oppure quali generi alimentari acquistiamo, o ancora quali sono i nostri cicli del sonno) anche per il proprietario, offrendogli una chiave di lettura che li renda utili e non solo una cacofonia di informazioni poco comprensibili.

Una nuova era di scoperte
Si registra un aumento dell'interesse, da parte dei consumatori, per le tecnologie in grado di offrire suggerimenti e proposte di nuove esperienze, nuovi prodotti o nuove attività in base alla propria personalità e ai propri interessi. Il 65% degli italiani è aperto a questo tipo di interazione e in generale le persone si aspettano che i brand conoscano i propri clienti e li aiutino a scoprire cose nuove, che non sapevano nemmeno di volere, in base alle esigenze espresse, ai comportamenti di acquisto e alle informazioni personali acquisite. La potenzialità di vendita sono enormi: sta ai brand individuare le leve giuste da attivare per ogni consumatore.

"I consumatori sono sempre più inclini a condividere i propri dati personali con i brand con cui interagiscono online” commenta Christina Lundari, country manager di Microsoft Advertising per l'Italia. “Lo fanno però chiedendo la garanzia che tali informazioni siano utilizzate dalle aziende al solo scopo di poter offrire servizi ritagliati sulle preferenze e sui bisogni individuali. È una grande opportunità per le aziende che sapranno trattare con intelligenza e rispetto queste informazioni, ma occorre comunicare in modo chiaro ai consumatori come vengono raccolti e utilizzati i dati, incentivandone la condivisione a fronte di una chiara spiegazione di quali saranno i vantaggi per ogni singolo utente”.

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