L'Italia 25° in Europa per livello di digitalizzazione: il ritardo danneggia cittadini e aziende
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Basta un’occhiata alla cartina (nell’immagine) per rendersi conto di come la digitalizzazione sia in Europa un fenomeno molto difforme, con punte di eccellenza e isole di arretratezza. I paesi in colore verde – più scura è la tonalità, migliore è il livello digitale –sono gli high performer, cioè quelli dove le “agende digitali” ci sono e funzionano, offrendo a cittadini, imprese e amministrazioni un’esperienza digitale di qualità elevata e un conseguente miglioramento di servizi, fatturati ed efficienza. I paesi nelle tonalità del blu sono i medium performer, mentre quelli in giallo/arancione sono i low performer.

Lo scenario è delineato dal Digital Economy and Society Index elaborato dall’Unione Europea, che ha misurato il livello di digitalizzazione dei 28 paesi membri in 5 ambiti: connettività (quanto è diffusa, rapida e accessibile la banda larga), competenze digitali (dei cittadini nell nell’utilizzo e dei professionisti nello sviluppo), attività online (fruizione di contenuti, comunicazione, utilizzo di servizi), integrazione del digitale nelle aziende (per gestire i processi di business e per vendere online) e servizi pubblici digitali (publica amministrazione e sanità).

L’Italia, gialla nella cartina, è 25° nella classifica dei 28 stati membri dell’Unione. Peggio di noi fanno solo Grecia, Bulgaria e Romania, mentre il primato va a Danimarca, Svezia e Olanda. Nell’ultimo anno, dice l’Unione Europea, l’Italia ha fatto progressi in termini di ricorso alle tecnologie digitali da parte delle imprese, ma un maggior numero di aziende potrebbe trarre vantaggi dall'uso dell’e-commerce, che al momento genera solo il 4,8% del fatturato complessivo delle imprese italiane.

L'Italia è in ritardo anche per quanto riguarda la connettività: solo il 21% delle famiglie ha accesso a una connessione internet veloce (il livello di copertura più basso dell'Unione) e solo il 51% delle famiglie ha un abbonamento a banda larga fissa, che di nuovo è la percentuale più bassa dell'Unione; gli abbonamenti a banda larga superiore a 30 Mbps sono pari solo al 2,2%.

Infine, l'Italia deve fare progressi sul fronte della domanda: lo sviluppo dell'economia digitale sembra essere frenato dal basso livello di competenze digitali – a usare  abitualmente il web è il 59% degli italiani, una fra le percentuali più basse, e il 31% non lo ha mai utilizzato – e dalla scarsa fiducia nel mezzo, tanto che solo il 42% degli utenti di internet utilizza i servizi bancari online e il 35% fa acquisti online.

Per quanto riguarda i servizi pubblici digitali, l'Italia si avvicina alla media europea; tuttavia, i livelli di utilizzo dell'e-government sono ancora bassi, in parte perché i servizi pubblici online non sono sufficientemente sviluppati e in parte a causa delle carenze in termini di competenze digitali.

Giudizio finale: l'Italia fa parte dei paesi con prestazioni basse, inferiori alla media.

Quanto cosa al paese lo spread digitale? Secondo uno studio pubblicato lo scorso novembre da Confindustria Digitale la crisi di produttività italiana è dovuta anche alla riduzione degli investimenti nel settore dell’information & communication technology, e lo spread digitale tra la nostra e le altre economie europee ha raggiunto i 25 miliardi di euro l’anno.

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