Solo il 4% delle aziende italiane vende online, presentate le proposte Netcomm per potenziare l’e-commerce del made in Italy
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L'e-commerce è in grande espansione, ma le imprese italiane non sono ancora sufficientemente attrezzate per offrire al pubblico questo canale di vendita: a vendere online è soltanto il 4% delle aziende, una percentuale decisamente bassa se confrontata con i numeri dei potenziali acquirenti.

Nel mondo sono 1,2 miliardi le persone che fanno shopping su internet e anche gli italiani, dopo una prima fase di scetticismo, sono propensi a scegliere il web: in 3 anni il numero di chi acquista online è quasi raddoppiato, passando da 9 a più di 16 milioni.

Se non sfrutta il potenziale dell'e-commerce, l'Italia rischia di lascirsi sfuggire un’opportunità per rilanciare l’economia. “L'Italia è conosciuta nel mondo per i suoi prodotti di abbigliamento, calzature, accessori, moda, arredo, design, vino e prodotti alimentari-gastronomici di qualità" commenta Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano. "Tutte le piccole e medie imprese italiane che producono o commercializzano questo tipo di prodotti hanno spazi di mercato straordinari: tecnicamente, oltre 1 miliardo di consumatori che compra online e 2,6 miliardi di persone che sono su internet. Ma stiamo perdendo competitività a livello globale e non riusciamo a sfruttare il potenziale del made in Italy che potrebbe trovare più facilmente sbocchi su questi mercati”.

Il ritardo delle imprese non sembra però dovuto alla mancanza di consapevolezza delle opportunità di business date dall’e-commerce, ma da ragioni esterne. Secondo i dati riportati dal Politecnico di Milano, il fatturato dell’e-commerce italiano cresce a doppia cifra (circa il +20% l’anno negli ultimi 6 anni) ed è stimato oltre i 13 miliardi di euro per il 2014.

Le ragioni che condizionano lo sviluppo delle vendite online in Italia sono due: l’accesso ancora carente alla banda larga e norme fiscali e legislative che “ingabbiano” i pagamenti elettronici. Proprio per questo Netcomm ha redatto un documento sottoposto alle istituzioni lo scorso 19 febbraio per sensibilizzarle sul tema.

E-commerce: scenario di riferimento e quadro normativo:proposte, indicazioni e priorità per uno sviluppo sostenibile (scarica il documento a fondo pagina) è stato presentato alla Camera dei Deputati indicando i limiti della legislazione italiana ed europea e presentando proposte per superarli con regole fiscali che, condivise tra gli Stati membri, siano più favorevoli alla crescita del commercio elettronico. Ampi i temi considerati, che includono il trattamento dei dati personali, i dazi doganali, l'Iva, la tassazione del digitale, le manifestazioni a premio e le vendite online di fine stagione.

Tra le proposte avanzate da Netcomm in riferimento alla normativa italiana si segnala, per esempio, la possibilità di allineare le regole per la certificazione fiscale tra gli operatori economici che vendono prodotti e quelli che, invece, vendono servizi digitali. Un soluzione che nasce dal fatto che la normativa dedicata i primi è più indicata per la gestione delle attività di vendita online e, contemporaneamente, più in linea con le regole per la fatturazione europea dell’Iva.

Altro suggerimento è quello di rivedere la metodologia per garantire la sicurezza delle transazioni di pagamento online, che non deve essere limitata a un tipo di autenticazione, quella cosiddetta "forte", ma estesa a metodologie di autenticazione multipla.

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