Lavoro: come capire quando è arrivato il momento di cercarne uno nuovo
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Il più recente monitoraggio di Unioncamere, pubblicato la scorsa settimana, indica che nei primi 3 mesi del 2015 in Italia ci sarà un’inversione di tendenza sul mercato del lavoro: a fronte di 201.000 persone in uscita, saranno infatti 209.700 i nuovi assunti dalle aziende, con un delta positivo di 8.400 nuovi posti di lavoro creati nel trimestre.

Non sono grandi numeri, ma potrebbe essere il segnale di una ripresa di dinamismo che consentirebbe non solo di dare occupazione a chi non ce l’ha, ma anche di offrire un’occasione di cambiare lavoro a chi vuole dare una svolta alla propria vita professionale. Lasciare un lavoro sicuro e collaudato non è mai facile, ma il tema del cambiamento è importante per mantenere alta la motivazione, la produttività e la gratificazione personale.

Alla domanda che quasi tutti, prima o poi, si pongono – quando arriva il momento di lasciare un lavoro sicuro e collaudato? – risponde la società di selezione del personale Hays tratteggiando 5 situazioni-tipo che, quando cominciano a manifestarsi, indicano che il momento è arrivato. Eccole.

Le giornate non finiscono mai
Il primo segnale è quello dell’orologio: guardarlo in continuazione aspettando che arrivi il momento di staccare è un chiaro segno di disagio e demotivazione, soprattutto se accade per settimane o mesi. Occorre quindi fare qualcosa, magari anche solo frequentare un corso di aggiornamento, seguire un nuovo progetto, ottenere un benefit o una gratificazione professionale. Se il sintomo perdura, è bene cominciare a rinfrescare il curriculum.

Il tarlo dell’insoddisfazione
Quando non si riesce più a sentirsi soddisfatti di ciò che si fa è ora di farsi qualche domanda riguardo la propria vita professionale. Se i rimandi positivi di colleghi e superiori non fanno più breccia, se mancano passione ed entusiasmo o se non si riesce più a trovare stimoli positivi nel proprio lavoro è il momento di dare un taglio e cercare una nuova occupazione.

L’impossibilità di fare carriera
L’ambizione a crescere professionalmente e a ricoprire ruoli di maggiori responsabilità è una leva forte di motivazione al cambiamento. Quando ci si rende conto che l’azienda in cui si lavora non offre le prospettive di carriera desiderate è meglio cominciare a guardare oltre che vivere nella frustrazione.

Lo stress continuativo
È un altro segnale forte da tenere in considerazione: un lavoro che per qualunque motivo condiziona negativamente l’umore anche fuori dall’ufficio, che impedisce di rilassarsi e di godersi i momenti di riposo o che non concede momenti di riposo è pesante da sostenere a lungo termine. L’obiettivo deve essere un giusto equilibrio fra vita e lavoro.

Le aspirazioni economiche
Tutti vorrebbero guadagnare di più. Se però si è convinti che la retribuzione percepita non sia adeguata al lavoro che si svolge e non c’è margine di negoziazione con l’azienda, il malcontento può prendere il sopravvento, minando motivazione e impegno. Se questo è il caso, è un campanello d’allarme.

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