Stili di leadership: quando la provocazione è un’opportunità di cambiamento per l'azienda
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Cambiare lo status quo, stupire il mercato, introdurre nuove logiche di business e prodotti innovativi: la provocazione, intesa come capacità manageriale e imprenditoriale di rompere gli schemi tradizionali, è il sale del successo di un’azienda.

A pensarla così è la quasi totalità dei 30mila manager di aziende italiane coinvolti nell’indagine condotta da Manageritalia e WOBI, la società organizzatrice del World Business Forum che, dedicato proprio al tema della provocazione, si è appena concluso a Milano.

Quanto si "provoca" in Italia
Se la provocazione è ritenuta utile dal 97% dei manager è anche vero che, alla luce di uno scenario economico particolarmente complesso e delicato, il 77% preferisce però seguire un approccio più soft, unendo una componente di sicurezza al rischio. Oltre la metà degli intervistati, infatti, è alla costante ricerca di un equilibrio vincente tra provocazione e tradizione, ma questa tensione rischia di provocare rimpianti: la maggior parte dei manager è convinta di non aver osato, o potuto osare, almeno in qualche occasione della propria carriera.

Chi sono i provocatori
Sono i giovani i professionisti percepiti come più disposti a seguire vie nuove, unendo creatività e realismo, al contrario di chi invece ha un’esperienza lavorativa più consolidata; le donne sono considerate più inclini a uscire dagli schemi rispetto ai colleghi uomini. Il provocatore non deve necessariamente ricoprire ruoli dirigenziali: secondo il 56% dei manager può essere riconosciuto a tutti i livelli professionali e solo l’11% ritiene che debba essere, per le piccole aziende, l’imprenditore o il proprietario.

I provocatori di successo
Sergio Marchionne, amministratore delegato di FCA, è il manager che più di altri è visto come leader provocatore, seguito da Oscar Farinetti, creatore di Eataly, e da Antonio Conte, l’allenatore della nazionale di calcio italiana. Secondo gli intervistati sono loro a rappresentare al meglio le 3 caratteristiche principali che deve possedere un provocatore di successo: mettere un pizzico di creatività anche nelle decisioni solitamente prese su base razionale; non temere gli errori e accettarli come parte integrante del processo di crescita e avere la capacità di mettersi nei panni dei propri interlocutori – clienti, fornitori e stakeholder. Un insieme di capacità imprescindibili dal carisma personale che, secondo il 70% dei manager, è l’elemento fondamentale di una leadership provocatoria.

I settori in cui si provoca di più
La moda è il settore in Italia in cui si provoca di più, mentre quello dell’innovazione e della tecnologia è visto come il più disposto al rischio a livello internazionale. Il settore del food, dove il concetto di tradizione è un valore fondamentale, è quello che meno rispecchia i valori della provocazione.

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