L’e-commerce avanza: i siti italiani fatturano 13 miliardi di euro, travel e alberghi sono il 50% dell’export online
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In Italia l’e-commerce avanza rapidamente: nel 2014 i 16 milioni di consumatori che hanno acquistato online da siti italiani ed esteri hanno speso 14,6 miliardi di euro, mentre i siti italiani hanno fatturato, vendendo online a italiani e stranieri, 13,3 miliardi di euro, il 17% in più rispetto allo scorso anno. Di questi, il 20% deriva dagli acquisti effettuati tramite dispositivi mobili e in particolare dagli smartphone, che nell’ultimo anno hanno veicolato il doppio degli acquisti per un valore totale di spesa di 1,2 miliardi.

L’ambito è quello del B2C, e i dati sono quelli presentati dall’Osservatorio eCommerce B2C promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm. Emerge dai dati che i prodotti più acquistati online sono abbigliamento, editoria, informatica ed elettronica di consumo. Buona anche la performance degli acquisti di servizi turistici, cui è riconducibile sia il 25% della crescita totale sia il 50% dell’export italiano online, grazie soprattutto agli acquisti, da parte degli stranieri, sui siti dei servizi di trasporto e degli alberghi. Complessivamente, dice l’Osservatorio eCommerce, gli acquisti degli stranieri su siti italiani, di tutte le categorie, sono aumentati del 24% nell’ultimo anno, superando i 2,5 miliardi di euro.

Sono le cosiddette “dot com” a trainare la crescita dell’e-commerce italiano: quelle incluse fra i primi 20 player dell’ecommerce (ad esempio Amazon, eBay, Expedia) generano da sole più di metà dell’intera crescita e detengono il 54% delle vendite. Il restante 46%, appannaggio delle imprese tradizionali, è in realtà in gran parte costituito dal contributo delle imprese produttrici di servizi che da sole pesano per il 32% delle vendite da siti italiani. Il peso dei produttori e dei retailer tradizionali è quindi ridotto al 14%.

“In Italia” dice Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio, “produttori e retailer faticano a interpretare l’online come un reale canale alternativo e per questo non riescono a giocare un ruolo da protagonisti come è invece avvenuto in molti mercati occidentali. Inoltre, i brand attribuiscono al canale online capacità di generazione del fatturato ben oltre le sue reali potenzialità e trascurano invece la progettazione di iniziative volte a sfruttare al meglio la multicanalità”.

Per le aziende produttrici, spiega Perego, è difficile competere online con le “dot com”, che hanno diverse logiche di pricing, una gamma di prodotti molto più vasta, maggiori risorse per la comunicazione online e capacità di sviluppo del sito non paragonabili. Per le aziende la strategia dovrebbe quindi essere quella della progettazione integrata dei percorsi multicanale, sfruttando al massimo il punto vendita, che è il loro vero vantaggio sulle aziende che operano solo online.

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