Networking professionale: 7 ragioni per rifiutare un invito a connettersi su LinkedIn
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Se Facebook ha ampliato il concetto di “amicizia”, LinkedIn ha certamente ampliato quello di network professionale: i suoi 280 milioni di utenti nel mondo tendono infatti (più degli utenti di Facebook) ad accettare richieste di connessione da parte di persone che non hanno mai visto né conosciuto, aprendo spesso le porte a forme di autopromozione, pubblicità e azioni commerciali non desiderate.

Premesso che ognuno può e deve fare ciò che ritiene opportuno, la domanda che ci si pone è se sia meglio, anche in ambito di networking professionale sui social, privilegiare la qualità o la quantità dei contatti. A privilegiare la qualità è Michael O’Donnell di Thesis Ventures, che in nel post Why I Won't Accept Your Linkedin Invitation proprio su LinkedIn spiega i 7 casi in cui non accetta inviti alla connessione sulla piattaforma da parte di persone che non conosce.

1. Il profilo di chi chiede la connessione non ha una foto, oppure ha un’icona o un logo aziendale. LinkedIn è un social network basato sulle relazioni fra persone, non fra entità o oggetti inanimati. Se si vuole seguire un’azienda o un brand si può farlo sulla pagina di quell’azienda. Non si può, sostiene O’Donnell, instaurare una relazione, anche social, senza associare un nome a un viso.

2. Il profilo presenta poche informazioni. Chi chiede una connessione deve come minimo fare lo sforzo di compilare il proprio profilo con le informazioni necessarie per fare capire agli altri chi è e cosa fa. Se il profilo è scarno, chi riceve la richiesta non avrà modo di capire con chi ha a che fare e quindi nessun motivo per accettarla.

3. Il richiedente ha pochissimi contatti. Il rischio è quello di un profilo falso: anche se si è all’inizio della carriera, o al debutto su LinkedIn, prima di chiedere a sconosciuti di entrare a far parte del proprio network bisognerebbe almeno costruirsi una rete di contatti che include insegnanti, compagni di corso, colleghi, persino amici. Chi accetta la richiesta dà al nuovo contatto un implicito endorsement nei confronti della propria rete. Ma se nessuna conoscenza diretta del richiedente gli ha dato questo endorsement, perché dovrebbe qualcuno che non lo conosce?

4. Il messaggio di invito recita: “Vorrei aggiungerti alla mia rete professionale su LinkedIn”. Chi vuole connettersi con una persona che non conosce dovrebbe per lo meno formulare un invito personalizzato, magari spiegando quali sono i comuni ambiti o interessi professionali. Se il richiedente non può dedicare 2 minuti del proprio tempo per scrivere una frase, chi riceve l’invito faticherà a trovare 1 secondo per accettare la richiesta.

5. Chi chiede la connessione mente su come ci si è conosciuti. Se il richiedente dice di essere un ex collega, un compagno di studi o una persona con cui si è fatto business e ciò non è vero, i presupposti per cominciare una nuova relazione professionale vengono decisamente a mancare.

6. L’invito a connettersi segue l’invio di InMail con contenuti promozionali o proposte commerciali per l’acquisto di prodotti o servizi.

7. Chi chiede la connessione ha un profilo roboante e autoincensante, e magari più di 10mila contatti. Chi riceve la richiesta può non avere voglia di divenire un altro dei tanti “fan” del richiedente e faticare a capire quale valore aggiunto potrebbe offrire a chi ha già uno sterminato network da mettere in vetrina.

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