Il business dei Big Data: in Europa si spenderanno 6,8 miliardi di dollari entro il 2018 per acquisirli e analizzarli
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Valgono probabilmente tanto quanto pesano – e pesano moltissimo, per lo meno in termini di petabyte e zettabyte, multipli esponenziali dei gigabyte: i Big Data, cioè quell’enorme mole di informazioni che vengono riversate in rete attraverso una moltitudine di canali costituiscono infatti un patrimonio di grande valore per le aziende, che ne traggono trend di consumo, di business e di mercato, dati sul comportamento degli utenti e indicazioni da utilizzare per orientare le proprie strategie.

Per essere utili, i Big Data devono però essere acquisiti e, soprattutto, analizzati: le aziende dell’Europa occidentale stanno quindi investendo massicciamente in tecnologie e servizi che ne consentono la fruizione: l’ordine di spesa è stato nel 2013 di 2,3 miliardi di dollari, con la previsione di un aumento a 2,9 miliardi entro la fine del 2014. Secondo un articolo di eMarketer, che riporta le stime di alcuni recenti studi, la spesa europea arriverà a 6,8 miliardi di dollari entro il 2018.

Il dato interessante è che le aziende italiane risultano fra quelle più informate riguardo la natura e le potenzialità dei Big Data: da un’analisi condotta da Edelman Berland in 4 paesi (Regno Unito, Germania, Italia e Svezia) è risultato che il 34% dei manager italiani padroneggiano il tema, contro il 25% di quelli britannici, il 20% di quelli svedesi e il 15% di quelli tedeschi.

Tuttavia, uno studio di Adobe evidenzia che sono invece britannici, tedeschi e francesi a dare alta priorità allo sviluppo di sistemi di acquisizione e analisi dei flussi informativi: il 65% delle aziende di questi paesi ha indicato i prossimi 12 mesi come obiettivo temporale per dotarsi di strumenti di lettura dei Big Data.

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