Gli italiani preferiscono il team, ma le aziende non promuovono abbastanza il lavoro collaborativo
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Non è più il tempo della competizione fra colleghi, ognuno per sé e chi è più bravo lascia indietro gli altri. Oggi il modello vincente è quello del lavoro collaborativo, quel lavoro di squadra che da sempre le aziende cercano di stimolare e che ora risulta essere la modalità preferita dalla maggior parte dei lavoratori dipendenti italiani. Il trend è globale, visto che a livello internazionale il 61% dei dipendenti trascorre oggi molto più tempo collaborando con i colleghi di quanto non facesse 5 anni fa. Le aziende hanno però ancora molta strada da fare: collaborativi non si nasce, si diventa, e i datori di lavoro devono sapere incoraggiare il lavoro di squadra con i giusti strumenti.

È questa la tesi del più recente Randstad Workmonitor, il report trimestrale realizzato dalla multinazionale delle risorse umane Randstad, che nell’edizione del terzo trimestre 2014 indaga l’atteggiamento dei dipendenti in 33 paesi del mondo verso la collaborazione sul posto di lavoro. Le 400 interviste condotte in Italia hanno rilevato che il 69% degli italiani dichiara di ottenere risultati professionali migliori lavorando in gruppo piuttosto che per conto proprio: una percentuale più alta rispetto alla media internazionale del 61%, che colloca l’Italia al 7° posto, fra i 33 paesi indagati, per attitudine positiva al lavoro collaborativo.

“In Italia c’è una crescente attenzione verso il lavoro di gruppo, di cui sia lavoratori che aziende riconoscono la capacità di migliorare le performance” commenta Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia “Si tratta di una nuova prospettiva culturale imposta anche dall'avanzamento tecnologico che rende il lavoro sempre più libero da vincoli di spazio e tempo. Se da un lato l'innovazione richiede una maggiore responsabilizzazione delle attività dei singoli, dall'altro sostiene la collaborazione tra colleghi grazie a nuovi strumenti per la comunicazione”.

Gli italiani pensano che l’attitudine delle persone a lavorare in team richieda due elementi fondamentali, che possono essere acquisiti con il tempo e l’esperienza: specifiche competenze sociali e la consapevolezza delle esigenze degli altri componenti del gruppo. Il 78% collabora meglio con i colleghi lavorando faccia a faccia con loro, piuttosto che in team virtuali o con colleghi dislocati in sedi diverse, e il 68% ritiene che un team con membri diversi (per esperienze, competenze e capacità, ma anche età, sesso e background culturale) ottenga risultati migliori di una squadra con membri simili. Il fatto che le aziende valutino i dipendenti individualmente è però percepito come un ostacolo: il 44% degli intervistati, infatti, ritiene che fino a quando le valutazioni saranno basate sulle performance dei singoli anziché del gruppo, la collaborazione non porterà alcun valore aggiunto.

Interrogati su qual è invece l’attitudine delle proprie aziende verso il lavoro di team, gli intervistati hanno riconosciuto (il 72%) che i processi e le pratiche di business delle proprie organizzazioni favoriscono la collaborazione e non la competizione individuale, in molti casi riconoscendola e premiandola (secondo il 61% dei dipendenti). Ma le aziende dovrebbero fare di più: solo metà degli intervistati ritiene che il proprio datore di lavoro fornisca gli strumenti e la formazione necessari a facilitare il lavoro in team virtuali e l’81% è convinto che la propria azienda debba dedicare più tempo, energie e strumenti a promuovere la collaborazione sul posto di lavoro.

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