Le donne manager fanno guadagnare le aziende ma hanno poco potere: in Italia presenza femminile nei cda sopra la media
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Quante più donne ci sono fra il senior management di un’azienda, tanto migliori ne saranno i risultati finanziari e il rendimento azionario. Le grandi aziende, quelle con capitalizzazione sopra i 10 miliardi dollari, in presenza di almeno una donna nel consiglio di amministrazione hanno registrato negli ultimi due anni (2012-2014) una performance superiore del 5% rispetto a quelle con board esclusivamente maschile. Le aziende con meno di 10 miliardi di dollari di capitalizzazione hanno invece avuto rendimenti del 2,5% superiori. Inoltre, laddove le donne sono il 10% o più del senior management, i dividendi pagati agli azionisti sono risultati essere proporzionalmente più elevati.

Lo ha rilevato il report di Credit Suisse The CS Gender 3000, Women in senior Management che, condotto su 3mila società di 43 paesi che operano in tutti i settori merceologici, evidenzia anche che la presenza femminile nei consigli di amministrazione è in crescita un po’ ovunque: la percentuale media, a livello globale, era del 12,7% nel 2013, a fronte del 9,6% nel 2010. Il primato va ai paesi del nord Europa: in Norvegia (dove è peraltro la legge a imporre una quota rosa del 40% nelle società quotate in Borsa) le donne costituiscono il 39,7% del management che siede nei cda, in Svezia il 30,3%, in Finlandia il 29,5%, percentuale quest’ultima uguale a quella della Francia. Germania e Regno Unito vengono dopo, con il 23% e il 17,9% rispettivamente.

La sorpresa è l’Italia che, pur non vantando alte percentuali di presenza femminile ai vertici delle aziende, è comunque sopra la media mondiale con il 17,5%, valore di poco inferiore a quello del Regno Unito e superiore a quello degli Usa, che sono (sorprendentemente) solo al 13,7%. Il paese più maschilista fra i 43 considerati è il Pakistan, con l’1,5% di consiglieri di amministrazione donne, seguito dal moderno Giappone, che ne conta solo l’1,6. In generale, Europa e nord America hanno una maggiore partecipazione femminile, seguite dall’Asia. In America Latina le donne in posizioni di potere aziendale sono ancora poche.

Il tema del potere è però spinoso: secondo Credit Suisse, le donne occupano posizioni di vertice in ambiti soprattutto di “servizio” – risorse umane, uffici legali, relazioni pubbliche – e sono ancora periferiche negli ambiti più prettamente operativi, dove si concentrano le decisioni essenziali e ai quali le aziende attingono per nominare gli amministratori delegati. Parte del problema, dice il report, è che le donne tendono a laurearsi in discipline che portano a ruoli di “supporto”, optando in percentuale minoritaria per studi matematici, scientifici e tecnologici e seguendo invece gli stereotipi di genere spesso trasmessi loro dai genitori, che nella maggior parte dei casi preferiscono una figlia avvocato a una figlia ingegnere.

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