Gli errori da evitare nel curriculum vitae: 5 suggerimenti dalle risorse umane di Google
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Sono talmente comuni che il solo evitarli può distinguere chi non li commette dalla folla di candidati per un posto di lavoro: gli errori in cui la maggior parte delle persone incappa quando compila il proprio curriculum vitae sono infatti la prima – anche se non l’unica – ragione per cui non si arriva all’agognato colloquio.

A indicare gli errori assolutamente da evitare, quelli per cui un’azienda scarta il candidato al primo colpo d’occhio sul curriculum, è Laszlo Bock, vicepresidente risorse umane di Google: nella sua vita, dice in un post su LinkedIn, ha valutato più di 20mila curriculum, e il suo ufficio ne riceve attualmente anche 50mila in una sola settimana.

I 15 anni di esperienza professionale in questo campo, scrive Bock, gli hanno permesso di arrivare alla conclusione che gli errori sono sempre gli stessi, e che in un mercato del lavoro competitivo come quello attuale basta davvero poco per essere scartati. Ecco dunque i 5 errori più comuni.

Errore numero 1: i refusi
Un’indagine di CareerBuilder dice che il 58% dei curriculum contiene refusi. A cadere in questa trappola sono soprattutto le persone che vedono e rivedono il curriculum molte volte, perfezionando frasi, parole e concetti per arrivare alla formulazione “perfetta”. Nel fare ciò, e nel farlo molte volte, capita che dimentichino di modificare la coniugazione di un verbo, o che lascino una parte di frase dove non doveva più stare, o ancora che le date non tornino più. Refusi e imprecisioni sono considerati dai reclutatori segno di mancanza di attenzione per i dettagli e di scarsa attitudine alla qualità. Il suggerimento è quello di rileggere il curriculum partendo dalla fine, concentrandosi non più sul contenuto ma sull’effettiva correttezza di frasi e parole.

Errore numero 2: la lunghezza
La regola comune, dice Bock, vuole che si scriva una pagina di curriculum per ogni 10 anni di esperienza lavorativa. Attenzione però, perché un documento di 3, 4 o 8 pagine ha pochissime possibilità di essere letto. Un curriculum breve e conciso dimostra la capacità di sintesi, di dare le giuste priorità e di trasmettere le informazioni più importanti su se stessi. Il solo fine del curriculum è quello di procurare il primo colloquio. A nessuno interessa la storia della vita del candidato, né tantomento il reclutatore si convincerà ad assumere qualcuno solo leggendone il curriculum. Una volta arrivati al colloquio il curriculum non conta quasi più niente. Meglio quindi accorciarlo subito.

Errore numero 3: la formattazione
Il documento deve essere chiaro e leggibile. A meno che non si sia artisti o grafici, è meglio evitare le formattazioni fantasiose. Fondo bianco, caratteri neri, corpo del carattere non inferiore a 10 punti, margini del foglio bene evidenti, spaziatura fra le righe sufficiente per non confondere la vista, colonne allineate, nome e informazioni di contatto in ogni pagina. La formattazione si può perdere per strada con i file di Word: un PDF risolve il problema.

Errore numero 4: le informazioni confidenziali
Mai inserire nel curriculum informazioni confidenziali riguardo il precedente posto di lavoro, nemmeno in modo indiretto. Per esempio, cita Bock, se si lavora per un’azienda con policy rigide sulla confidenzialità delle informazioni che riguardano i clienti, non si può inserire nel curriculum di avere avuto a che fare con "una nota azienda di software di Redmond". Pur rispettando formalmente il vincolo di confidenzialità, chi scrive indica chiaramente di avere avuto a che fare con Microsoft. Il potenziale datore di lavoro si guarderà bene dall’assumere un candidato che svela i “segreti” aziendali di qualcun altro, perché in futuro non vorrà vedere i propri inviati via mail ai competitor da quello stesso candidato.

Errore numero 5: le bugie
Bock è categorico: quando scoperte, le bugie sul curriculum portano al licenziamento. In Italia forse non è esattamente così, ma certo millantare studi, qualifiche, cariche, precedenti incarichi o risultati ottenuti è assolutamente da evitare. Primo, perché oggi è molto facile essere scoperti: fra internet, LinkedIn e vecchi colleghi le possibilità di passarla liscia sono molto ridotte. Secondo, perché la bugia può saltare fuori anche molto tempo dopo e nel momento meno opportuno, come potrebbe essere la vigilia di una promozione o di un aumento di stipendio.

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