Le relazioni pubbliche settore “anticiclico”: il 2014 anno di moderata crescita, aumentano le attività di organizzazione eventi
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Se negli ultimi anni il settore della comunicazione nel suo complesso, e in particolare la pubblicità, è stato messo a dura prova dalla crisi economica, il comparto delle relazioni pubbliche ha invece mantenuto un andamento stabile, se non addirittura di moderata crescita, confermando la propria propensione “anticiclica” e controcorrente. Nei momenti di crisi, infatti, le aziende hanno più bisogno di affermare il proprio posizionamento sul mercato e di valorizzare la propria reputazione, e le imprese di relazioni pubbliche hanno saputo cogliere l’opportunità affiancando ai tradizionali strumenti del mestiere anche competenze social e digital da mettere a disposizione dei clienti.

Il risultato è che, nei primi 4 mesi del 2014, il 35% delle agenzie di relazioni pubbliche italiane ha registrato un andamento positivo di crescita di attività e fatturato, il 44% è rimasta stabile rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e soltanto il 21% dichiara un calo dell’attività.

Merito dell’andamento complessivamente positivo, dice l’indagine che Assorel ha condotto presso le agenzie di relazioni pubbliche proprie socie, è anche l’ampliamento delle competenze che, sulla spinta del mondo digitale, si stanno orientando sulle direttrici delle blogger relations, dello storytelling e sviluppo dei contenuti e del social media management. Emerge un’evoluzione anche nelle attività svolte dalle agenzie: media relations on e offline in primis, e poi attività legate alla responsabilità sociale, ambientale e di “cause related marketing”. In decisa affermazione anche le attività di progettazione e organizzazione di eventi, che il 30% delle agenzie intervistate dichiara essere fra quelle più richieste dai clienti e il 12% fra quelle cui il proprio staff dedica più tempo.

Fra i settori merceologici, l’indagine Assorel rileva che quello con il miglior andamento in termini di attività richieste è il comparto alimentare, che supera di molto altri pur dinamici settori come beverage, tecnologia, salute, finanza, assicurazioni e intrattenimento. Più statiche le aree abbigliamento, lusso e il settore automobilistico.

“L’evoluzione della professione è un segnale del cambiamento in atto nel mercato della comunicazione e dell’osmosi sempre più spinta tra ambiti professionali una volta ben distinti, come per esempio relazioni pubbliche e pubblicità” commenta Andrea Cornelli, presidente Assorel. “Dobbiamo però evitare di disperdere energie e risorse in cannibalizzazioni sia inter che intra professionali e focalizzare invece gli sforzi per realizzare un’integrazione tra le varie specificità della comunicazione”.

Le criticità che più preoccupano gli operatori sono il calo della profittabilità e la riduzione dei budget dei clienti, ma anche, a conferma che il monito di Cornelli ha una sua ragione d’essere, la competizione delle altre discipline del marketing e della comunicazione. Da segnalare, inoltre che l’11% delle agenzie intervistate indica difficoltà a motivare e trattenere i talenti più giovani.

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