Quanto conta il wi-fi in aereo: il caso americano
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“Il pranzo ce lo si può portare da casa, ma il wi-fi no” dice Jack Jacobs, responsabile marketing di Honeywell Aerospace, società di tecnologie per l’industria aerea. L’affermazione rispecchia quella che pare sia l’attitudine crescente dei clienti delle compagnie aeree, che preferiscono rinunciare ai tradizionali servizi di bordo, pranzo incluso, piuttosto che privarsi della possibilità di connettersi a internet durante il volo e utilizzare liberamente i propri dispositivi mobili.

Il caso è quello americano, dove i passeggeri possono già fruire, anche sui voli nazionali, di una consistente offerta wi-fi da parte di molte compagnie aeree, al contrario di quello che succede in Europa, dove il servizio è ancora poco diffuso. A confermare quanto sia difficile rinunciare al wi-fi a bordo una volta che lo si è testato è proprio una ricerca che Honeywell ha condotto su un migliaio di passeggeri che lo hanno utilizzato nell’ultimo anno.

Secondo il report, per il 66% di questi passeggeri la disponibilità o meno del wi-fi sull’aeromobile influenza la scelta di acquistare o meno il volo e il 17% dichiara di avere “lasciato” il proprio vettore preferito in favore di un altro che offriva il wi-fi o un servizio wi-fi migliore. “Le compagnie aeree commerciali devono seguire con attenzione questa evoluzione”, dice ancora Jacobs. “I passeggeri sono abituati a utilizzare il wi-fi, e l’aspettativa crescente è che anche in aereo la connessione sia della medesima qualità di quella di cui dispongono a casa o in ufficio”.

La ricerca Honeywell rileva anche che il 22% degli intervistati ha affermato di avere preferito pagare di più un volo per avere il wi-fi, e che l’85% dei passeggeri utilizzerebbe la connessione a bordo se fosse gratuita. Sembra inoltre che i passeggeri americani siano disposti a sacrifici non indifferenti pur di non separarsi dal mondo virtuale: il 45% ha detto di essere pronto a sottoporsi 2 volte ai controlli di sicurezza in aeroporto (e i controlli di sicurezza americani non sono certo come quelli italiani) e il 34% arriverebbe in aeroporto addirittura 3 ore prima dell’orario di imbarco pur di avere una connessione veloce sull’aereomobile.

Infine, il sacrificio massimo: il 29% dei passeggeri accetterebbe di cambiare il proprio biglietto per un posto in lista d’attesa pur di avere una connessione tanto veloce quanto quella che ha a casa. Le compagnie aeree sono avvisate.

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