Boom di spesa nel business travel: la Cina tallona gli Usa, l’Italia al 9° posto nel mondo
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Il 2014 sarà l’anno del record di sempre in spesa per il business travel: a livello globale, entro fine anno le aziende avranno speso per le trasferte di lavoro 1,18 triliardi di dollari, il 6,9% in più rispetto al 2013. Con un incremento medio annuo del 16,2% nell’ultimo decennio è la Cina a fare la parte del leone, tanto che nel 2016 sorpasserà gli Stati Uniti (la cui spesa è cresciuta nello stesso decennio solo dell’1,1%) divenendo il paese che spende di più nel mondo per i viaggi d’affari.

I dati sono quelli del GBTA Outlook, lo studio che la Global Business Travel Association ha presentato in occasione della propria conferenza internazionale appena conclusasi a Los Angeles e che monitora i volumi di spesa per i viaggi d’affari in 75 paesi.

Secondo lo studio, le macro aree che generano la spesa più alta sono l’Asia-Pacifico, con il 38% dello share, l’Europa occidentale, con il 24%, e il Nord America, che detiene il 21% del mercato. Insieme, generano l’89% della spesa globale per il business travel. L’associazione prevede che entro il 2018 i volumi generati in Asia-Pacifico guadagneranno un ulteriore 5%, mentre in Nord America ed Europa occidentale la spesa calerà, rispettivamente del 3 e 2%.

Nella classifica dei primi 15 paesi per spesa in viaggi d’affari, calcolata sui dati del 2013, il primo posto va ancora agli Stati Uniti, con 274 miliardi di dollari. Segue a brevissima distanza la Cina, con una spesa di 225 miliardi di dollari. A grande disanza gli altri mercati: il Giappone è terzo con 61 miliardi di dollari, e poi Germania, Regno Unito, Francia, Brasile e Corea del Sud.

L’Italia è al 9° posto, con 30 miliardi di dollari di spesa ma un calo, rispetto all’anno precedente del 4,1%. Subito dopo l’Italia c’è l’India, che ha invece registrato un aumento della spesa pari al 10,1% e raggiunto i 24 miliardi di dollari. Chiudono la classifica dei primi 15 Russa, Canada, Australia, Olanda e Spagna, quest’ultima con una decrescita del 5% per un totale di spesa di 17 miliardi di dollari.

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