Aumentano i pernottamenti nelle città europee, ecco i maggiori mercati di incoming
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L’appeal turistico delle città europee non conosce flessioni e, anzi, è in aumento. Lo scorso anno, infatti, i pernottamenti sono cresciuti del 3,5% e le previsioni per il 2014 confermano il trend, con un aumento del 3,6% delle presenze totali e il +5,1%, di quelle internazionali.

Considerando le 15 principali città del Vecchio Continente, Londra è stata la città con più pernottamenti, con oltre 53 milioni di pernottamenti, seguita da Parigi e Berlino, destinazione quest'ultima che registra la performance migliore tra le prime 5 classificate con un aumento dei pernottamenti che va oltre l’8%. Roma si aggiudica il 4° posto, seguita da Barcellona, e Milano il 14°, preceduta da Stoccolma e seguita da Dublino.

A Instanbul, invece, va il riconoscimento per essere stata capace, nel corso di un solo anno, di invertire la tendenza negativa risalendo la classifica di ben 4 posti e piazzandosi, così, all'8° posto con quasi 15 milioni di pernottamenti.

I dati che emergono dall'European Cities Marketing Benchmarking Report, studio pubblicato dall'associazione European Cities Marketing, indicano anche i mercati che hanno generato l’aumento dei pernottamenti alberghieri nelle città.

La parte del leone, come avviene negli ultimi anni, è fatta dai mercati internazionali, che crescono a ritmo più veloce rispetto a quelli nazionali e che sembrano destinati a proseguire il trend di incremento anche nel 2014. Quest’anno, infatti, l'incoming internazionale farà salire i pernottamenti nelle città europee di oltre il 5%, mentre i flussi nazionali del 2%.  

Il mercato russo e quello cinese si confermano come i top spender, quelli capaci di contribuire allo stato di buona salute del turismo delle città europee tanto che, dal 2009, hanno più che raddoppiato le proprie presenze. Il Giappone, dopo essere cresciuto di quasi il 15% nel 2012, scende di quasi 6 punti nel 2013.

Germania, Regno Unito e Stati Uniti sono, come in passato, mercati di riferimento che generano, insieme, 75 milioni di presenze in Europa, mentre Spagna e Italia, pur essendo storicamente mercati emissori di rilievo, negli ultimi anni sono entrambi in flessione a causa della recessione economica.

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