I 5 stelle e le lingue: gli alberghi di lusso italiani non sanno comunicare negli idiomi dei maggiori mercati di incoming
A
Russo, cinese, arabo, giapponese e portoghese: sono le lingue dei 5 mercati che generano i maggiori e in più rapida crescita flussi di incoming verso le strutture turistiche italiane. Russia e Giappone sono mercati emissori ormai consolidati, mentre Cina, paesi del Golfo e Brasile sono bacini di provenienza in costante espansione, soprattutto nel segmento lusso. Eppure, statistiche alla mano, il dato di fatto è che la metà degli alberghi italiani a 5 stelle non presenta, nei propri siti web, alcuna informazione in queste lingue.

A dirlo è un’indagine condotta dal Centro Studi di Confimprese Turismo Italia su 280 hotel italiani di lusso, che ha rilevato la carenza sottolineando il ritardo dell’hotellerie di fascia alta nel dotarsi di strumenti in grado di attrarre gli attuali top spender internazionali. I più avanzati per quanto riguarda la comunicazione multilingue sono gli alberghi della Lombardia e del Lazio: “Rivolgersi a una determinata clientela nella sua lingua di riferimento può aiutare a migliorare la qualità dei servizi e contribuire ad aumentare prenotazioni, presenze e feedback positivi”, commenta Giuseppe Sarnella, presidente di Confimprese Turismo Italia.

L’indagine rileva invece che solo il 48% delle strutture prese in esame ha nel proprio sito contenuti in lingua russa, peraltro l’idioma “emergente” più diffuso nei siti dei 5 stelle italiani: a fornire infatti informazioni in cinese è il 21% degli alberghi, mentre il portoghese, lingua dei sempre più numerosi visitatori e turisti brasiliani, è utilizzato solo dal 17,5% degli hotel. I visitatori del Golfo Persico e degli Emirati Arabi, tradizionali utenti dell’ospitalità di fascia alta, trovano contenuti nella propria lingua nel 12,5% dei siti monitorati, mentre ai giapponesi, pur clienti di lungo corso per l’hotellerie italiana, si rivolge nella loro lingua solo il 5% degli alberghi. Infine, rileva l’indagine, a presentare informazioni in tutte le 5 lingue sono l’8,6% delle strutture.

“Non possiamo chiedere ai piccoli alberghi di avere nel proprio sito internet informazioni in larabo o cinese, ma ce lo aspettiamo dalle strutture di lusso che ospitano questa clientela abitualmente” dice Sarnella. “È anche curando questi aspetti che si può migliorare il prodotto Italia: la concorrenza degli altri paesi è forte e l’Italia, pur rimanendo uno dei paesi più apprezzati al mondo, perde quote di mercato. Bisogna curare anche questi particolari per cercare di invertire la tendenza”.

Commenta su Facebook