Cancellata la parity rate, alberghi ora liberi di pubblicare sui propri siti tariffe inferiori a quelle dei portali di prenotazione
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È stato approvato dal Senato con 146 voti a favore, 113 contro e nessun astenuto: dopo più di due anni di iter parlamentare il ddl Concorrenza diventa legge dello Stato e con esso quell’articolo 61 che abroga la parity rate, permettendo ora agli alberghi di vendere le camere sui propri siti a tariffe inferiori rispetto a quelle dei grandi portali di prenotazione online.

Soddisfatta Federalberghi: da sempre l’associazione sostiene che l’abolizione della clausole di parità contenute nei contratti standard tra le agenzie online – come Booking.com e Hotels.com – e gli alberghi porterà vantaggi ai consumatori (che beneficeranno di prezzi migliori), alle imprese (che potranno aumentare le vendite dirette) e all'erario (recuperando imposte che oggi vengono dirottate all’estero).  

“Si tratta di una decisione ispirata dal buon senso”, afferma ora Federalberghi in una nota, “che stabilisce un nuovo e più corretto equilibrio nel rapporto tra le imprese ricettive e le multinazionali dell’intermediazione, completando il percorso che l'Antitrust aveva iniziato, e ristabilendo parità di condizioni tra il sistema turistico italiano e quello di importanti paesi concorrenti".

La parity rate è stata infatti già cancellata in Germania, Francia e Austria, e con l’aggiunta dell’Italia salgono a quasi 100mila gli alberghi (e a 5,9 milioni i posti letto) europei non più soggetti alla clausola, pari al 40% del ricettivo totale dell’Unione Europea.

Per le imprese alberghiere, sostiene l’associazione, si aprono adesso nuove opportunità di libero sviluppo delle politiche commerciali, e la quota di prenotazioni dirette online è destinata a crescere via via che operatori e consumatori familiarizzeranno con le opportunità offerte dalle nuove regole.

Tuttavia, specifica Federalberghi, “le strutture che desiderano potenziare le vendite dirette non possono fare affidamento solo sulla nuova legge, ma devono investire sulla realizzazione di siti internet più performanti, sulla formazione dei collaboratori, sull'informazione degli ospiti. A loro volta i portali, non potendo più contare sulla rendita di posizione offerta dalle clausole di parity, dovranno investire sulla qualità del servizio e sulla riduzione delle commissioni”.

E a conferma che il mercato ha posto per tutti ci sono i risultati di un’indagine pubblicata ad aprile 2017 dalle autorità Antitrust di Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Italia, Olanda, Svezia e Regno Unito, dove si dimostra che nei paesi in cui è stata abolita la parità tariffaria non c’è stata alcuna riduzione della presenza dei portali.

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