Federalberghi: "la sharing economy ha portato il sommerso nel turismo a livelli di guardia", la replica di Airbnb
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Bernabò Bocca

“Stesso mercato, stesse regole”, sostiene Federalberghi. Ma le regole ancora non ci sono, e la sharing economy, che nel settore dell’ospitalità cresce a vista d’occhio, causa il dilagare dell’evasione fiscale e del lavoro in nero, fa concorrenza sleale agli albergatori e produce rischi per la sicurezza. Lo ha ribadito, anche in apertura di TTG Incontri, il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, chiedendo al governo un quadro normativo che contrasti il fenomeno dell’abusivismo turistico.

Secondo un monitoraggio che l’associazione degli albergatori ha realizzato con Incipit Consulting sugli operatori della sharing economy che vendono camere in rete, da gennaio ad agosto 2016 gli alloggi non autorizzati sono aumentati del 22%: principale accusato è Airbnb, che in un giorno medio dello scorso agosto metteva in vendita in Italia 222.786 strutture, contro le 234 di soli 7 anni fa.

Il dossier di Federalberghi rileva che le attività svolte sono economiche a tutti gli effetti e non occasionali o integrative del reddito: oltre la metà (57,7%) degli annunci sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi e la maggior parte (il 79,3%) si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno. Inoltre, dice l’associazione, non è vero che l’ospitalità in sharing significa condividere l’esperienza di alloggio: più del 70% degli annunci riguarda l’affitto di interi appartamenti dove non abita nessuno.

Non è nemmeno vero, prosegue Federalberghi, che le nuove formule tendono a svilupparsi dove c’è carenza di offerta, perché gli alloggi sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali. Le 5 città con il numero più alto di affitti condivisi sono infatti Roma con 23.889 alloggi, Milano con 13.200, Firenze con 6.715, Venezia con 5.166 e Napoli con 3.040.

Gli operatori della sharing economy agiscono dunque secondo i principi dell’economia tradizionale e fanno concorrenza sleale agli albergatori; occorre quindi attenersi al Piano strategico del turismo, che prevede la definizione di un quadro normativo che contrasti il fenomeno dell’abusivismo. Un primo passo in questa direzione dovrebbe essere mosso nei prossimi giorni con l’esame in Parlamento della proposta di legge sulla regolamentazione della sharing economy e degli home restaurant.

La denuncia di Federalberghi non ha mancato di suscitare la reazione di Airbnb, che attraverso l’Ansa ha replicato: "È frustrante, anche se non del tutto sorprendente, vedere continuamente attacchi contro nuove forme di turismo che consentono ai cittadini di integrare il proprio reddito e di ampliare il numero di turisti nel nostro paese. Il tipico host di Airbnb in Italia guadagna 2.300 euro condividendo i propri spazi per 26 giorni l'anno”.

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