Il difficile business dei centri congressi e la strategia aggregativa del Comune di Venezia
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Enrico Jesu

Riceviamo da Enrico Jesu, meetings & business development manager della veneziana Vela SpA, questo contributo sul tema dei centri congressi, dove l’autore propone il modello Venezia come esempio di gestione aggregata e sostenibile del centro congressi e del prodotto congressuale cittadino. Il tema della sostenibilità economica degli spazi congressuali è rilevante: ai lettori, e soprattutto ai gestori di centri congressi, l’invito a commentare il contributo.


Le destinazioni mondiali si battono per affermarsi come mete congressuali poiché i partecipanti a questa tipologia di eventi hanno una capacità di spesa mediamente più alta rispetto a quella del turista classico. Inoltre, l’attività convegnistica permette alle destinazioni di destagionalizzare gli eventi nel corso dell’anno, rafforzando al contempo il prestigio delle proprie università e delle strutture sanitarie e offrendo in questi ambiti importanti occasioni di confronto e dibattito a livello internazionale.

Sorprendentemente, dall’analisi dei dati (Libro Bianco del Congressuale Italiano, 2014) emerge che solo il 3% della spesa totale di ciascun congressista va a coprire i costi del noleggio sale. La gestione dei centri congressi, attorno a cui gira l’indotto, si rivela un business difficile non solo a causa degli alti costi di manutenzione e conduzione di tali immobili, ma anche per ragioni di natura più prettamente commerciale.

Stando al di sotto di un certo numero di partecipanti, i centri congressi competono con gli hotel che possono offrire a costo zero gli spazi per gli incontri pur di vendere al contempo camere e ristorazione. Inoltre, nel caso dei congressi di grandi dimensioni, ci si trova spesso in competizione con destinazioni che possono addirittura permettersi un esborso in denaro pur di acquisire il congresso e il suo indotto. Un esempio recente, che avvalora questa tesi, è il caso del centro congressi Torino Incontra, il cui bando di gara per la gestione degli spazi è andato deserto.

In Italia si è provato a ovviare al problema costruendo sinergie fra il mondo dei congressi e quello delle fiere: il MiCo di Milano, il Palacongressi di Rimini, la Fortezza da Basso di Firenze… Altri paesi, come gli Stati Uniti, predispongono un centro commerciale o un parcheggio annessi al centro congressi, con i cui introiti la società di gestione fa quadrare i conti che altrimenti sarebbero sempre negativi.

Il Comune di Venezia, invece, ha adottato una strategia alternativa, unificando le società partecipate che si occupavano della gestione del centro congressi del Palazzo del Cinema (Venice Convention), degli eventi tradizionali veneziani come il Carnevale (Venezia Marketing & Eventi) e del ticketing del trasporto pubblico (Vela) in un unico soggetto – Vela SpA –, ottenendo diversi vantaggi.

In ambito di gestione delle risorse umane la fusione ha consentito di impiegare il personale senza soluzione di continuità durante i dodici mesi dell’anno: i periodi dell’alta stagione congressuale (maggio, giugno, settembre, ottobre) sono complementari a quelli degli eventi tradizionali veneziani (per esempio il Carnevale a febbraio e la Festa del Redentore a luglio).

Anche l’area commerciale ne ha beneficiato, in quanto le proposte di vendita possono offrire un ventaglio di prodotti più ampio: a seguito della fusione infatti Vela SpA gestisce, oltre al Palazzo del Cinema, anche altre sedi per eventi di proprietà pubblica, con cui ha ampliato le occasioni di sponsorizzazione dei propri eventi tradizionali con opportunità di incentivazione e ospitalità per le aziende. La sinergia con il trasporto pubblico ha dato vita alla carta eventi per la mobilità dedicata ai congressisti e all’opportunità di brandizzare i vaporetti, così come il coordinamento con le altre società comunali offre occasioni di post congress nei teatri e nei musei cittadini. I risultati di questa strategia si sono visti, perché Vela oggi è una società in attivo e in crescita, pur avendo rilevato due aziende in passivo.

Enrico Jesu

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