Il Senato vota la parity rate, Federalberghi: "cancellarla per restituire competitività al turismo italiano"
A
Va al voto oggi in Senato la parity rate, su cui da mesi albergatori e agenzie di viaggio online si danno battaglia. La X Commissione del Senato deciderà in queste ore se approvare l’articolo 50 del disegno di legge concorrenza che vieta le clausole con cui le agenzie online (OTA) vincolano gli albergatori a non vendere sui propri siti le camere a tariffe inferiori rispetto a quelle pubblicate sui grandi portali di prenotazione.

Sulla decisione dei senatori fanno pressione le associazioni di categoria: Federalberghi vede nell’articolo 50 la norma che tutela tutti: consumatori, imprese ed erario. Eliminare la parity rate, dice l'associazione, significa permettere ai clienti di accedere a tariffe più basse, agli albergatori di scegliere liberamente le politiche commerciali da attuare e alle finanze dello stato di incamerare maggior gettito fiscale, perché le grandi OTA non hanno sede fiscale in Italia. Inoltre, sostiene Federalberghi, la cancellazione della parity rate restituirebbe competitività al sistema turistico nazionale visto che in Francia e Germania, tra i principali paesi competitor dell’Italia, la clausola è già stata eliminata.

Di tutt’altro parere è l’European Technology and Travel Services Association (ETTSA): l'associazione che rappresenta gli interessi dei sistemi di distribuzione globale (GDS) e delle agenzie di viaggio online ritiene infatti che la cancellazione della parity rate penalizzerebbe tutte le agenzie di viaggio e sarebbe incompatibile con le normative e il diritto comunitario che regola la concorrenza. L'ETTSA sostiene inoltre che l'approvazione dell'articolo 50 danneggerà i consumatori e soprattutto i piccoli alberghi, quelli che non disponendo di grandi budget per le attività di promo-commercializzazione trovano nelle OTA lo strumento con cui garantirsi l’occupazione.

Gli albergatori hanno vinto il primo round a ottobre, quando la Camera aveva approvato a maggioranza l'eliminazione della parity rate. Ora la parola torna al legislatore, e vedremo come andrà a finire. "Qualcuno vuole farci credere che i padroni della rete si stanno prodigando per tutelare gli interessi dei pesci piccoli", dicono da Federalberghi, "ma confidiamo che i senatori non si facciano abbindolare dalle lobbies dell'antiturismo e confermino, senza nessuna modifica, il testo approvato dalla Camera".

Commenta su Facebook